Gazzetta di Modena

Modena

Mazzoli: «Nacque qui il Basquiat da 57 milioni»

di Michele Fuoco
Mazzoli: «Nacque qui il Basquiat da 57 milioni»

Il talento nel 1982 era ospite a Modena, creò l’opera al laboratorio di restauro di Carlo Barbieri. Il gallerista: «Poteva dipingere palazzi, ma nessuno lo capiva»

3 MINUTI DI LETTURA





È stato realizzato a Modena il quadro “Il diavolo nero” di Jean-Michel Basquiat (1960 - 1988), che la casa d'aste Christie’s ha venduto ieri a New York al prezzo di 57,285 milioni di dollari.

Un’altra opera, dal titolo “Dustheads”, dell'artista haitiano (padre haitiano e madre portoricana, è morto per overdose a 27 anni) vissuto negli Stati Uniti, aveva raggiunto nel 2013 i 48,8 milioni di euro. Cifre da capogiro e, forse, sono tanti i modenesi a mordersi le mani per non aver comprato un quadro, quando Basquiat tenne, nel 1981, una personale alla Galleria Mazzoli. L'opera dalla cifra record, in cui l'artista fa un autoritratto assumendo, in una esplosione di colori e segni primordiali, grotteschi, le sembianze del diavolo, è nata nel 1982, nel laboratorio del restauratore Carlo Barbieri, in via Salgari 57. Gli ampi spazi permettevano al giovane di operare, per due mesi, in piena libertà per preparare alcuni quadri per una nuova mostra da Mazzoli che poi fu annullata. «Era un ragazzo molto aperto e lavorava con disinvoltura, ascoltando la musica ad alto volume. Talvolta si metteva anche a ballare e a cantare. I muri recano ancora schizzi dei suoi interventi, perché si divertiva ad “imbrattere” le superfici. C'è il rammarico di non aver acquistato un suo lavoro».

Nel laboratorio modenese Basquiat, che rappreesentava la cultura del tempo. aveva già preparato alcuni quadri, tra cui cui il ritratto di Rossana Ferri, segretaria del gallerista modenese che poi aprirà, per pochi anni una sua galleria in rua Muro. «Nel 1982, stavamo per fare la seconda mostra, quando la gallerista americana Annina Nosei - dice Mazzoli - mi chiese la percentuale per ogni quadro venduto. Una condizione inaccettabile perché ero stato io a scoprire, l'anno prima, senza l'aiuto di nessuno, l'artista, tra i cinquanta, della collettiva “New York/New Wave”, e a portarlo a Modena per una mostra straordinaria che ebbe subito un successo incredibile. Si vendette tutto, perché le opere non costavano niente: un milione, 500 mila lire. E chi ha comprato allora un'opera non può che essere felice. Lo stesso sarebbe stata per la seconda personale, che non si fece, perché sono una persona che non accetta compromessi. E “Il diavolo nero” sarebbe stato venduto a un milione e mezzo di lire (750 dollari). Prezzi accessibili a tutti, perché i quadri si davano anche a rate».

Un vero peccato perché il catalogo era quasi pronto, con i testi di Edit DeAk e Réné Ricard, critici specialisti del graffititismo. «La mostra l'ho fatta saltare, regalando all'artista tele, colori e soggiorno. Se fosse stato con me non sarebbe finito come putroppo è stato... I soldi fanno impazzire tutti. Mi hanno telefonato da tutto il mondo per questo quadro, si guarda solo al gossip. Nessuno si è interessato a Basquiat quando è stato a Modena nel 1981. Girava per la città e avrebbe potuto dipingere palazzi a zero lire. Modena non ama la cultura. Ci vuole del ricambio. Anch’io che sono vecchio, non vedo l’ora di lasciare spazio ai giovani. Ma i vecchi non vanno gettati via perché hanno un prezioso bagaglio di esperienze e possono lasciare le attività in mano, da 50 anni, delle stesse persone. Tanti gruppi, gli uni contro gli altri. Si critica tutto e ora anche il concerto di Vasco Rossi. Se c'è una cosa da fare è dirgli grazie per un concerto al Parco Ferrari che resterà storico. Dobbiamo amare la città, farla crescere dando le nostre competenze. Ero stato messo alla Fondazione Cassa di Risparmio per riscaldare la sedia, perché secondo il presidente (Landi) non ero istituzionale. Se sei un privato sei un nemico».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google