«Per favore, diteci ora dove andremo»
La voce degli occupanti in strada. In serata famiglie e single collocati in alloggi e in tre alberghi dai Servizi Sociali
«Mi stavo preparando per andare a scuola. Ho sentito bussare. Poi ho visto la polizia che entrava e ha avuto paura, tanta paura». È il racconto di Selma, una ragazza ormai adolescente. Si è calmata solo quando è arrivata in Circoscrizione con madre e tre fratelli. Ma la paura dei bambini è stato un elemento visibile ieri. Paura anche per i genitori divisi: chi era rimasto fuori perché uscito a fare la spesa prima dello sgombero e chi era dentro senza sapere cosa succedeva fuori. «Cosa faremo? Dove andremo?», chiede Mina, ragazza madre marocchina con una bambina autistica di tre anni.
Poi alle 9.20 ecco una scena che tocca tutti i presenti in via Sant’Eufemia. Mentre i manifestanti gridano, una ghanese trentenne si avvicina allo schieramento degli agenti. «Per favore - dice con voce pacata guardando gli agenti - per favore. Come faccio a entrare? Non ce la faccio più. Per favore. Come faccio a tornare in strada con un bambino piccolo? Per favore, per favore - ripete singhiozzando e chiedendo agli autonomi di non offendere nessuno - per favore, sto chiedendo aiuto. Aiutatemi, per favore».
È la sua voce tremula a risuonare per una decina di minuti in via Sant’Eufemia diventata silenziosa.
Una strada nella quale gli attivisti del Guernica si erano lasciati andare a slogan e anche offese pesanti. Ma anche a riflessioni su cosa stava accadendo. Come quelle di Anna Remitti, pedagoga: «In questa città interessa solo discutere di Vasco Rossi. Le cose importanti come chi resta senza lavoro e senza casa non esistono - dice a voce alta davanti ai carabinieri schierati - questa gente senza una casa è pericolosa? Io sono pericolosa? O è più pericoloso chi sta qui vicino a governare la città senza valori restando nelle sue stanze? Con le sue mostre per i privati al Mata affittato da chi ha foraggiato la sua campagna elettorale?» Altri manifestanti sottolineano che l’occupazione era sì illegale ma che secondo loro è illegittimo che a Modena ci siano tanti appartamenti sfitti e nessuna politica per le case popolari da molti anni. Anna, la pedagoga, torna a parlare: «Questo sgombero è solo frutto della paura che i problemi veri di questa città vengano fuori». Polina, una occupante: «Dobbiamo capire come entrare, prendere le nostre cose. Qui dobbiamo andare a lavorare» «Ero uscita un attimo per la spesa - spiga Rita, mamma nigeriana con una bimba piccola e un altra in arrivo - perché ci mandano via? Dove andiamo?»
L’interrogativo ritorna poco dopo, intorno alle 10, quando ai Servizi Sociali di via Redecocca si forma una prima lunga fila di immigrati portati dalla municipale. Famiglie con bambini piccoli che scarabocchiano e colorano i fogli sdraiati sul pavimento o che parlano in gruppetti. Ogni caso viene gestito in una stanza. Intanto gli ex occupanti single sono dirottati al Centro per Stranieri. Per tutti il Comune cerca una sistemazione ma pare che non ci siano così tante disponibilità immediate. A fine mattina, l’annuncio del’assessore Giuliana Urbelli che però non si cede in piazza: tre famiglie alloggiate, per le altre si lavora in cerca di una soluzione. In alternativa ci sarà per loro una stanza disponibile per due settimane in albergo. I contatti sono stati presi con l’Hotel Costellazioni, l’Hotel della Pace in via Paolo Ferrari e l’Hotel San Marino di via Vignolese. Per i single si parla di molto meno: 5 o 6 giorni in albergo. I casi vengono sempre gestiti direttamente con le famiglie. Il Guernica e soprattutto lo Sportello sociale La Rage, non riconosciuti come interlocutori, incontrano in serata i giornalisti alla sede di via Carteria. Spiegano: «Continueremo a seguire le famiglie per conoscere la loro reale destinazione. Per noi questa esperienza è stata importante: queste famiglie hanno dimostrato che possono gestirsi da sole senza aiuti e senza pesare. Ma questa logica non piace alle istituzioni. Pensiamo anche a Francesca, ferita e in ospedale. Pensiamo ai bambini che piangevano». E ora? Abbiamo 5 denunce. È una vendetta, questa, ma non fermerà le nostre lotte per la casa».
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