Fusioni tra Comuni, un risiko confuso nella Bassa
Salta quella tra Cavezzo, Medolla e San Prospero, che tratta con Bomporto e Bastiglia e appoggia la “Mirandolacentrica”
Un risiko confuso, dove ognuno cerca un posizionamento adeguato alle aspettative del proprio Comune e gioca su più tavoli in contemporanea. Il tema della fusione tra paesi è argomento scottante per la Bassa dei campanilismi. I soldi messi sul tavolo dal Governo e dalla Regione fanno gola un po’ a tutti sia per far respirare bilanci sempre più traballanti sia per quello slancio di modernità e globalizzazione tanto caro ai politici del terzo millennio. Ma negli ultimi giorni il risiko delle fusioni ha subìto degli scossoni inattesi, che hanno spiazzato un po’ tutti gli attori protagonisti e tutti di marca Partito Democratico, che in questo lembo di terra ha il monopolio amministrativo.
I primi sindaci lungimiranti erano stati quelli di Cavezzo, Medolla e San Prospero che nel 2011 avevano avviato uno studio di fattibilità per la fusione a tre. Era stato elaborato anche un’analisi abbastanza dettagliata, funzionale a portare i cittadini alle urne per un referendum consultivo ipotizzato nel 2019. E invece non se ne farà nulla. Il progetto, a cui avevano dato un parere positivo anche le liste civiche di opposizione, è saltato da qualche tempo, quando Medolla del sindaco Filippo Molinari si è defilata. C’è stato quindi un rimescolamento delle carte con due sensibilità che hanno iniziato a confrontarsi vivacemente. Da una parte ha preso forma l’idea di una fusione “con chi ci sta”. Forte di influenze reciproche e decennali, Mirandola, con il suo sindaco Maino Benatti, ha provato a prendere in mano il pallino del gioco, avanzando un’idea: convergenza dei Comuni “satellite” per una grande città, che possa arrivare a competere e superare Sassuolo. Si parla quindi di almeno 50mila abitanti tra Concordia, Cavezzo, Medolla e San Prospero. Il piano mirandolese, però, non sta trovando grandi riscontri a San Felice, Camposanto, San Possidonio e ovviamente Finale.
Di contro c’è un progetto più ambizioso, che faccia fare un salto di qualità definitivo all’Unione Area Nord e ambisce a veicolare in un maxi-percorso di fusione tutti e nove i Comuni associati, forte dei 15 anni di condivisione sui vari settori. Si parlerebbe così di un distretto-paese da 85mila abitanti, alla pari di Carpi. Nella riflessione allargata, però, si tiene conto delle differenze culturali con Finale che qualcuno vorrebbe subito nel gruppone mentre altri meditano un ingresso graduale.
Ma nei giorni scorsi ha preso forma un nuovo progetto di fusione, che ribalterebbe nuovamente le carte e ha creato fibrillazione tra amministratori e Partito Democratico. Lo ha lanciato Bomporto con il suo sindaco Alberto Borghi, che ha chiesto e ottenuto la disponibilità di Francesca Silvestri da Bastiglia e di Sauro Borghi da San Prospero. Nelle ultime ore la trattativa sembra essersi arenata per il richiamo all’ordine arrivato dall’alto, ma la situazione resta ad alta tensione...
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