Modena, addio a Masetti, l'uomo delle stoffe
Sua la storica merceria in piazza Mazzini: nel retro una specie di “Bar Sport” dove tipi umani e semplici spettatori partecipavano al rito collettivo delle chiacchiere tra sport e storielle
MODENA. Davanti, a guardare la piazza Mazzini dagli anni Sessanta al Duemila, stoffe, bottoni, nastri, tessuti di ogni sorta, spalline, ricami. Ma nel retro della storica merceria c’era qualcosa di oltre il “Bar Sport”. Mentre il figlio Claudio e le due materne commesse facevano slalom tra metri di stoffa e clienti rezdore e sempre più esigenti, Marino Masetti assieme ad un nutrito e sempre presente gruppetto di discepoli nel retrobottega disqusiva sull’estetica di Fausto Coppi, provocava, quando c’era bisogno di una linea di fuoco tematica, sull’anarchico Valpreda oppure, in preda al suo cuore rossoblu, argomentava in chiave post moderna la fenomenologia di Pascutti. Non per niente Marino era per tutti “il bolognese”: nel cuore di Modena però non era un nemico, la sua bolognesità era la miccia, alimentava le discussioni più accese in quel retrobottega di piazza Mazzini, quello della sua merceria diventata nel tempo storica che si trovava dove ora c’è il negozio di dischi e che si è trasferita in via dei Servi, dove c’è tuttora il figlio. Ora Marino Masetti si è spento l’altro giorno all’età di ottanta anni: aveva ormai vinto un brutto male ma si è arreso, avendo meno difese, ad una polmonite. Ma non aveva perso negli anni il gusto della battuta e nemmeno, nonostante tutto, la sua figura asciutta ed atletica che ben si accompagnava alla verve genuinamente emiliana.
Quel suo retrobottega che accoglieva adepti del calcio, della politica verace e della bicicletta, era considerato una specie di luogo di ritrovo dove alla fine tutti poi, sia che fossero principi oppure plebei, erano tutti “uguali”, non c’erano differenze sociali.
Personaggi certo, ciascuno con la propria verve e la propria specialità: in ogni caso le vere differenze erano date invece dai gradi di “babismo”. Essere dei “babi” era come adottare una filosofia di vita, da antesignani di “amici miei”, voltando le spalle alla normalità del quotidiano e, una volta varcata la soglia della merceria, diventare inconsapevoli attori, cimentandosi, come spesso accadeva, in afone performance di lirica, in comizi monocolore, in decantazioni di improbabili gesta. E Marino era l’anfitrione di questa squadra, un regista contento dei suoi attori, tant’è che per anni questo pool di amici si riuniva ufficialmente per la “festa dei babi”, tutti a cena con tanto di elezione goliardica del presidente dei babi. Difficile trovare ora luoghi e “sodalizi” così, come quel retrobottega, come fu anche da Tondelli in via Badia. Per questo Marino Masetti lascia il vuoto incolmabile di un sorriso sornione e sincero.
Stefano Totaro
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