«Minacciati di morte»: i nomadi svaniscono da Novi
Sorprendente sequenza di sviluppi dopo il presunto suicidio del capo. Il campo ora è deserto
NOVI. «Ci tiravano le pietre di notte, ci hanno minacciato, ci urlavano che ci avrebbero bruciato, avevamo paura a restare lì, paura per i nostri bambini...».
Giustificazioni forse confuse, per molti aspetti inquietanti. Fatto sta che nel campo nomadi di via Gazzoli non c’è più nessuno, da alcune settimane. Ci sono le case di legno l’automobile, le roulottes, non tutte quelle che avevano “gonfiato” a dismisura questa storica area di insediamento “spontaneo”, per la verità.
C’è ancora la roulotte dove in aprile si è consumato un episodio tragico. Un suicidio. Il suicidio del fondatore del campo, Davide Cavazza, trovato impiccato dai carabinieri.
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Suicidio sul quale non possono non essere in corso accertamenti: Cavazza, pur con tutti i suoi problemi, a distanza di pochi giorni avrebbe concluso i due anni di arresti domiciliari che gli erano stati inflitti, dopo che, tra l’altro, era stato filmato mentre svaligiava le tv e altre attrezzature dal municipio provvisorio del capoluogo.
«Due anni passati al telefono, aveva sempre il telefono all’orecchio», raccontano i vicini di casa. Già: un suicida ad un passo dalla libertà. Anche perché risulta che Davide non disdegnasse gli alcolici, e che potesse essere “confuso” al momento di mettersi la corda al collo, ma non abbastanza da organizzare la propria morte.
Fatto sta che all’indomani della disgrazia due persone, una che vi risiedeva, l’altra che lo frequentava assiduamente, sono svanite dal campo. Trasferite altrove.
E che una volta conclusi i funerali da via Gazzoli sono svaniti tutti. Non scomparsi, perché i bambini continuano a portarli a scuola. «Ora abitano a Carpi e Soliera - raccontano due passanti che risiedono in zona - Ci hanno detto che c’è una tradizione, per cui se avviene un decesso traumatico devono abbandonare il campo temporaneamente, poi torneranno...».
«Ho parlato con uno di loro - racconta Veles, che abita in zona - Mi hanno detto che sono stati minacciati, che passavano questi uomini di notte, scuri di pelle, e gli tiravano pietre. Una sera hanno anche provato ad inseguirli. Avevano paura per i bambini, così hanno deciso di andarsene. Poco alla volta verranno a prendere le altre casette, mi hanno riferito. Uno di loro viene qui di giorno, per sbrigare alcune pratiche, ma a sentirlo non torneranno più». Il campo era sorto a sorpresa ormai venti anni fa. Il proprietario dell’appezzamento vendette ai nomadi che poi poco alla volta si sono moltiplicati. Con i vicini di casa c’è sempre stata una tregua accettabile. Anche se da qualche tempo stanno murando le finestre della casa adiacente al campo dove abitavano quattro famiglie. Evacuata per il terremoto e in seguito depredata da ignoti. (ase)
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