Gazzetta di Modena

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Processo Casa Giacomone Il pm chiede tre condanne

di Daniele Montanari
Processo Casa Giacomone Il pm chiede tre condanne

Serramazzoni. «Due anni a Tagliazucchi, Vandelli, Giovannini e confisca dei lotti» Il Comune, costituito parte civile punta ad un risarcimento di dieci milioni

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SERRAMAZZONI. Due anni di carcere per abuso d’ufficio e lottizzazione abusiva, confisca dei terreni e 10 milioni di danni da pagare al Comune. Sono le pesanti richieste avanzate dall’accusa ieri al processo sui fatti di Casa Giacomone (o Cà Bertè), l’intervento sul crinale della montagna a Serra. Un caso che vede imputati l’ex responsabile dell’Ufficio tecnico Enrico Tagliazucchi, la sua collaboratrice Enrichetta Giacobazzi, il geometra comunale Daniele Gorrieri e sul fronte privato gli ingegneri Adriano Vandelli (progettista) e Alessandro Giovannini (committente). Nell’udienza è stata ripercorsa tutta la vicenda, alla presenza tra il pubblico del sindaco Roberto Rubbiani, dell’assessore all’Urbanistica Andrea Convenuti, della consigliera 5 Stelle Francesca Marzani e di una folta delegazione di Libera. E al termine il pm Marco Imperato ha chiesto i due anni per Tagliazucchi, Vandelli e Giovannini, ritenendo invece da assolvere Giacobazzi e Gorrieri per il loro ruolo marginale. L’avvocato Andrea Mattioli, parte civile per il Comune, ha invece chiesto la condanna di tutti e il maxi risarcimento danni. Il pm ha tracciato l’intero iter che ha portato a trasformare le indicazioni del piano regolatore del 2004 in un piano particolareggiato (PP23) approvato nel 2007 disponendo, per un famoso errore cartografico, un aumento del 75% di superficie fondiaria (da 28mila a 48mila metri) e suddividendo tutta la zona panoramica in 60 lotti per l’edificazione di 104 alloggi, villette al posto dei condomini iniziali. «Un piano particolareggiato illegittimo – ha detto il pm – perché disposto senza la variante al Prg necessaria e senza sottoporre nulla alla Provincia. Una lottizzazione abusiva fatta con dolo intenzionale per seguire una logica di profitto imprenditoriale. Il crinale stesso fu sbancato prima di avere l’autorizzazione paesaggistica».

Ecco la mappa dei beni confiscati realizzata da Confiscati Bene (dati dell'Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati)

«La cosa che più colpisce – ha esordito Mattioli – è l’agire di questi individui come se fossero fuori dalla legge. Niente variante al Prg, perché altrimenti magari c’erano da recepire le osservazioni di Leonelli. Si è scavato per 15mila metri cubi e non c’è nulla che dica dove sia finito il materiale. L’iter presenta una ventina di irregolarità: è un offendere l’intelligenza pensare che siano state tutte casuali. Casuali come, alla ridefinizione del perimetro, l’inclusione dei lotti della moglie dell’allora sindaco Luigi Ralenti». Ma l’avvocato è tornato anche sulla deposizione dell’ex assessore Sabina Fornari: «Ci ha detto che in cambio delle modifiche il Comune riceveva un’area verde che in realtà è un calanco, prezioso a suo dire per slittare d’inverno e farci lo sci d’erba d'estate: ma quando mai? E poi ha parlato di 60mila euro di punti luce, ma non c’è niente di scritto. I punti luce sì, sono stati messi qua e là con tanto di allacciamenti abusivi e rilievi della polizia Stradale perché in mezzo a una curva. Che interesse pubblico». Il 13 giugno parola alle difese, sentenza il 7 luglio.

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