Scontri a Marzaglia, reati prescritti
Gli anarchici si opposero allo sgombero per costruire l’autodromo: 4 prosciolti
A otto anni dai disordini durante lo sgombero della casa colonica di Libera a Marzaglia le imputazioni per i quattro anarchici sono state ieri dichiarate prescritte dal giudice.
I quattro attivisti del circolo libertario, difesi dall'avvocato Fausto Gianelli, erano accusati di violenza e resistenza aggravata a pubblico ufficiale.
La prescrizione per gli scontri di Marzaglia riguarda dunque un altro sgombero, questo voluto dalla precedente Giunta Pighi, in questo caso per far posto alle ruspe per costruire l'autodromo (allora chiamato dalla giunta “pista prove per guida sicura”). Gli anarchici di Libera occupavano quella casa colonica dal 2000 e sostenevano di avere un regolare contratto di comodato d'uso dal Comune. In quello spazio avevano avviato una serie di attività di coltura biologica che avevano attirato l'attenzione del mondo agricolo ma anche del celebre Luigi Veronelli, gourmet e principe degli enologi italiani. La decisione della giunta Pighi di costruire una pista dopo aver dato in concessione lo scavo della ghiaia sollevò una accesa protesta da parte degli anarchici che iniziarono un lungo periodo di manifestazioni contro quella che chiamavano la “Tumor valley” ovvero un progetto motoristico (“Motor valley”) che a loro avviso avrebbe distrutto quell'habitat naturale fatto di boschi in una zona vicino al Secchia. Proprio per questo motivo Libera oggi fa parte delle associazioni nel comitato per il Bosco di Marzaglia che si è costituito come parte civile al processo contro i due dirigenti del settore urbanistica del Comune che firmarono i progetti per la costruzione della pista prove. (Il terzo imputato è il progettista della società privata concessionaria Vintage).
Le tensioni col Comune crebbero. Poi nell'agosto 2008 l'ordine di sgomberare lo stabile. La giornata fu difficile e scoppiarono tafferugli nel corso dei quali alcuni anarchici opposero una resistenza che portò al ferimento lieve dell'allora dirigente della squadra Volante Michele Morra, che pure aveva mediato con gli anarchici sul tetto, del neo questore vicario Michele Todisco e di una agente, questa colpita a un braccio. Anche tra i manifestanti un ragazzo rimase ferito alla testa e una ragazza si lussò una spalla.
Lo sgombero venne criticato dagli antagonisti per la sua brutalità e ci furono manifestazioni, mentre Libera rivendicava la legittimità della sua presenza in quella casa colonica almeno fino a novembre, quando sarebbe scaduto il contratto.
Ma il Tar nel 2015 respinse Ii ricorso ritenendolo inammissibile “per difetto di legittimazione attiva dei ricorrenti”, in quanto Libera non aveva presentato documentazione comprovante la costituzione della associazione e non erano allegati atti a dimostrazione che «l’occupazione dell’immobile derivi dalla pregressa stipula di atto di diritto privato o pubblico (concessione) del bene comunale, con conseguente sussistenza di un ulteriore profilo che accerta l’occupazione di fatto e senza titolo del fabbricato da parte dei ricorrenti».
La sentenza riportava inoltre il fatto che «il “Circolo degli agitati” nel 2001 non ha sottoscritto la lettera d’invito del Comune diretta a instaurare il rapporto di comodato gratuito per l’uso dell’immobile».
Carlo Gregori
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