Sui social non soltanto rabbia «Mai successo nella nostra città»
Su Facebook sin da subito si sono susseguiti post con fotografie, con il video dei disordini in piazzale Redecocca, commenti e vivaci discussioni. Più che una passerella di commenti su “buoni e...
Su Facebook sin da subito si sono susseguiti post con fotografie, con il video dei disordini in piazzale Redecocca, commenti e vivaci discussioni. Più che una passerella di commenti su “buoni e cattivi” di seguito alcuni interventi che invitano a meditare, che affrontano da varie ottiche quanto è accaduto.
«Lo sgombero in zona Sant’Eufemia ci ha mostrato immagini che allarmano, a cui la nostra città non era abituata, e portano alla nostra attenzione un tema più generale, quello della rappresentanza del disagio. C’è stato un momento, indubbiamente prima della crisi economica, in cui le fasce sociali più disagiate erano rappresentate essenzialmente dal sindacato e dai partiti. Ora gli antagonisti si accreditano come difensori dei più deboli, senza però, come abbiamo visto, contattare con fiducia quelli che dovrebbero, per primi, cercare di trovare soluzioni, ovvero i servizi sociali. Oggi nella vicenda di Sant’Eufemia ci stanno mettendo una pezza i servizi sociali : stanno lavorando per trovare un tetto a tutti. Ma il tema è generale, rimane in tutta la sua portata e interroga tutta la società civile modenese: chi fa da contatto con i più deboli incanalando bisogni e proteste verso un possibile risultato positivo di cui possono beneficiare?».
Un operatore sociale: «Mi dispiace molto per ciò che è accaduto a queste persone. So come si sentono queste famiglie, è una precarietà con cui dialogo, lavoro, programmo, combatto tutti i giorni. E so che nelle mie corde c'è la tentazione di sapere che ci sono i cattivi e i buoni, qui come in tutte le altre storie. Ma so anche che, con quell'idea, non varrebbe la pena alzarsi domattina per lavorare come nei ventotto anni precedenti. I cattivi non esistono. Come la sfortuna. Riguardando queste immagini, i video, quello che riempie la mia bacheca, mi sono chiesto per conto di chi si esegue un ordine infame come quello. E la mia risposta è: noi. Perchè per ogni privilegio che riempie le nostre vite, che si chiami bella vacanza, macchina lunga ma anche macchina media, parete colma di dischi, scarpe della domenica (giusto per nominare alcuni dei miei), c'è qualcuno da qualche parte nel mondo, che si piglia un calcio nel culo. Non c'è posto per privilegi e equità. Tutte cazzate. Quando noi saremo una comunità reale, con risposte reali, abitazioni condivise, orti e automezzi condivisi, politiche ambientali fondate sulla condivisione famigliare e avremo mandato in poltiglia un po’ della nostra ideologia e qualche migliaio delle nostre tastiere da computer, sapremo riconoscerci e confonderci tra gli altri. So che questo non è un post popolare. Lo sgombero di oggi è solo la punta dell'iceberg di una popolazione diffusa, con cui vivo quotidianamente, che non ce la fa, a vario titolo. Non ce la fa. Non ce la fa più. Se non contribuiremo alla costruzione di una comunità, i nostri celerini continueranno a smanganellare per conto nostro qualche poveraccio per continuare a far posto ai nostri privilegi. Senza risposte di comunità siamo i mandanti di quel celerino lì».
Una donna: «Non pubblico il video in cui si mostra come si è ripristinato l'ordine a suon di manganelli perché mi vergogno. Mi vergogno di chi manda avanti i quindicenni perché non perseguibili. Mi vergogno dei difensori dell'ordine che per dirla alla Arendt “rispecchiano la banalità del male". Tutto questo per il mancato diritto all"appagamento del bisogno primario di avere un tetto sulla testa. Questo non legittima certo la lesione del diritto ma in un Paese civile non si dovrebbe risolvere cosi».
Un obiettore: «Sembrava di essere al derby Milan-Inter per far uscire da una caserma dismessa quattro famiglie. Hanno bloccato le lezioni universitarie e tutto il rione , poi botte ! Ma dove viviamo ?Il riferimento al derby era a riguardo del numero di poliziotti in assetto antisommossa». «Mai vista a Modena una violenza simile» «Non accetto che si colpisca a meno che non si venga colpiti e, da obiettore, sono contro qualsiasi forma di violenza , in questo caso davvero immotivata ! Una testa rotta ad una quindicenne vale quanto una bottiglietta di plastica ? ».
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