Lo “zio” spaccia a ogni ora, in manette
Formigine. Dopo mesi di indagini i carabinieri stroncano il giro di droga vicino all’asilo di Magreta: due arresti e due in fuga
FORMIGINE. Servono eroina, cocaina ed hascisc? Allora si va a Magreta dallo “zio”. Basta telefonare e poi, una volta preso l’appuntamento, uno dei suoi soliti galoppini è pronto per la consegna.
Il mercatino della droga era sempre aperto ed era una meta per chi da Modena o da Baggiovara voleva uscire dale solite “piazze” in città per andare a comprare in periferia, in provincia, credendo di essere più sicuro. Ma il giro non è sfuggito ai carabinieri i quali erano almeno da sei mesi che stavano monitorando la zona dello spaccio dove operava una piccola gang formata da quattro persone, tra cui appunto “lo zio”, un tunisino 52enne che era il fulcro dell’organizzazione. Comprava, ripartiva, prendeva le ordinazioni, e poi poteva contare sul sostegno del suo bracco destro, un italiano di 41 anni che dava al gruppetto anche un supporto logistico, cioè la propria abitazione, e che si occupava anche di rifornire i maghrebini delle schede telefoniche necessarie per le operazioni di spaccio. Gli altri della banda infatti erano clandestini, irregolari sul territorio italiano e non avevano documenti di identità per stilare i contratti.
La zona monitorata dai militari dell’Arma era quella nei pressi dell’asilo e del centro sportivo, un’area ampia in cui, grazie al via vai pressochè costante, gli spacciatori tenevano i loro affari credendo di passare inosservati. Ma così non è stato: ai carabinieri di Formigine infitto erano già giunte delle segnalazioni di genitori, di residenti, di gente anche di passaggio che avevano notato il via vai “alternativo”, di clienti e di maghrebini che si incontravano. E così, dopo tanti pedinamenti e intercettazioni al fine di raccogliere le prove necessarie da fornire ala Procura, nello specifico al pm Stefani, l’altro giorno i carabinieri della Compagnia di Sassuolo, hanno eseguito due delle quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Gip Paola Losavio, nei confronti di tre cittadini di origine maghrebina ed di un italiano, appartenenti alla banda di spacciatori. Ma solo due sono andate a buon fine: infatti due maghrebini sono risultati irreperibili, si tratta di un tunisino 25enne e di un marocchino 36enne che nel frattempo era stato espulso.
In manette sono invece finiti “lo zio”, ovvero il capo della banda, il tunisino 52enne e un italiano di 41 anni. I carabinieri sono arrivati ad incastrare la banda anche grazie alle indicazioni, o meglio, alle “confessioni” fornite dai clienti fermati durante gli appostamenti: nel corso dell’operazione infatti una ventina di persone è stata segnalata alla Prefettura come assuntrice di sostanze stupefacenti. (s.to)
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