Gazzetta di Modena

Modena

Coprocon sconfitta: «Paghi le spese legali a Ragusa e Zaccanti»

di Daniele Montanari
Coprocon sconfitta: «Paghi le spese legali a Ragusa e Zaccanti»

Serramazzoni. L’inchiesta di Report che raccontava gli abusi «Non c’è stata diffamazione nel servizio su Casa Fenocchi»

3 MINUTI DI LETTURA





SERRAMAZZONI. Niente danno d'immagine da pagare alla Cooprocon per quanto riferito nella puntata di Report dedicata - l’11 dicembre 2011 - alle vicende urbanistiche di Serra, in particolare a quella di Casa Fenocchi, la storia della palazzina sorta al posto di un antico rustico nella campagna di Ligorzano. È stata pubblicata venerdì la sentenza civile con cui il Tribunale di Modena ha rigettato la richiesta avanzata dalla società edile (attraverso l’ingegner Adriano Vandelli) di un milione di euro di danni da fare pagare alla Rai, alla conduttrice di Report Milena Gabanelli, al giornalista Giuliano Marrucci, a Stefano Santachiara nonché a Francesca Ragusa, la confinante che denunciò tutto, e al geometra Olver Zaccanti che diede supporto tecnico alle argomentazioni contro l’intervento.

Nel rigettare l’istanza, il giudice Paolo Siracusano ha disposto spese compensate tra Cooprocon, giornalisti Rai e Santachiara, mentre ha condannato la società a rimborsare 10mila euro di spese legali a Zaccanti (la metà dell’importo sostenuto, più imposte e contributi) e 20mila (l’importo intero, più imposte) alla Ragusa, che è dunque quella che ottiene la vittoria più piena. Nei suoi confronti, il giudice Siracusano ricorda che già nella prima citazione, la Cooprocon aveva dovuto riconoscere che lei in tv non aveva “proferito espressamente parole pesanti o commesso errori marchiani”. E quando nell’udienza conclusionale l’accusa è stata modificata, non ne ha tenuto conto.

In particolare, il giudice sottolinea che “l’utilizzo dell’aggettivo “ignobile” per descrivere l’intervento non era univocamente riferito a Cooprocon e Vandelli”. Così come l’espressione “tempistica piuttosto ben congegnata” non esorbita i limiti posti al diritto di critica, in quanto la giurisprudenza di legittimità ammette “l’uso di un linguaggio colorito e pungente””.

«Sono sempre stata serena - commenta la Ragusa - anche l’avvocato del Vandelli aveva dovuto ammettere all’inizio che non avevo usato espressioni scorrette. Sono vittorie che confortano sia chi lavora nell’informazione che credo tutti i cittadini in genere, che vedono riconosciuto il loro diritto a testimoniare i valori in cui credono. A loro dico che vale la pena accettare la sfida, anche se si tratta di subire azioni legali. Ma grazie al cielo ci sono giudici attenti e rigorosi e bravi avvocati come Antonia Vaccari e il professor Alberto Bregoli, che hanno seguito al meglio me e Zaccanti».

Nell’ambito giornalistico, il giudice ha ritenuto infondata anche la richiesta danni relativa all’accostamento del nome della Cooprocon e di Vandelli alla ’ndrangheta, con fitte pagine di motivazioni tecniche. Non ha poi influito sul procedimento la sentenza di assoluzione per tutti gli imputati, nell’ambito del processo penale, emessa nel maggio 2015 (ma il Comune ha fatto appello) perché secondo il giudice “non sottrae, retroattivamente, l’interesse pubblico alla diffusione della notizia e all’ulteriore profilo di inchiesta inerente la gestione complessiva del territorio da parte del Comune”.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google