I manifestanti a Modena: «Muzzarelli, calpesti i diritti dei più deboli»
Le variegate voci nel corteo degli ex occupanti e del centro sociale Guernica vissuto come occasione per affermare realtà negate. Una pioggia di critiche al sindaco, timori per la tenuta democratica della città dopo lo sgombero e i disordini, l'esplosivo problema della casa per chi non ce l'ha, ma c’è anche chi si indigna per gli edifici pubblici lasciati vuoti e abbandonati al degrado
MODENA. Attivisti del Guernica, ex occupanti, cittadini comuni, esponenti della sinistra, modenesi indignata per l’abbandono dei beni pubblici, sfrattati, precari, gente preoccupata per la tenuta democratica. Questi i partecipanti al corteo per le strade di Modena nel pomeriggio di sabato 14 maggio. Ecco alcune voci raccolte.
Abdel Mulah Lazar, ex occupante: «Ci hanno messo in una stanza di hotel di 12 mq, siamo 5. Tra un mese non sapremo dove andare. Io lavoro ma non riesco a pagare 600 euro al mese Il problema è che il welfare non funziona per niente. Anzi, non c’è".
Anna Remitti del Guernica, pedagoga e sociologa: «Muzzarelli è stato eletto alla seconda tornata con il 39% dei voti. Chi rappresenta? Non era mai successo a Modena e oggi vediamo gli effetti. Ho un sogno: parlargli faccia a faccia e fargli capire che il Mata, il “Manichino” e tutte le manipolazioni che ci racconta ogni giorno anche in un Consiglio impotente, dove le opposizioni non fanno il loro lavoro, sono la dimostrazione di cos’è la politica dove decide uno solo».
Andrea, modenese: «Muzzarelli ha ridotto tutto a una questione di ordine pubblico. Qui siamo di fronte a gente povera, che non sapeva dove andare Hanno ripreso la loro dignità. I suoi assistenti sociali sono intervenuti dopo».
Omar, marocchino, ex occupante di via Sant’Eufemia: «Spero di poter riavere almeno i miei vestiti. Oggi dormo su una panchina. Il mio hotel è un giardino pubblico. Ho un lavoro ma non riesco a trovare un affitto in così poco tempo. Il Comune? Non mi ha mai contattato».
Alessandro Formigoni, artista: «Sono qui perché lo sgombero di un’occupazione di gente senza un tetto ha provocato un atto così sproporzionato di violenza. La mia è una forma di resistenza a uno stato di cose che non accetto».
Enrico Semprini del Guernica: «Dicono che il poliziotto che ha picchiato Francesca è una mela marcia. Ma la seconda manganellata non è stata un errore. Agenti, vi mandano a fare le cose sporche e poi vi scaricano. Voglio dirvi che oggi il Guernica non sarà spazzato via. Questa è un’iniziativa gioiosa; donne e bambini non rischieranno altre manganellate».
Marcello Targi, pubblicitario: «Mi ha colpito non solo la sproporzione della violenza usata ma anche l’abbandono di tanti beni pubblici. Ci sono ormai troppe cose ignorate dal sindaco: il problema della casa, dei precari e della proprietà pubblica: credo che ora l’obiettivo dei modenesi sia di “occupare” la testa di Muzzarelli».
Paola Bonomi: «Sono una cittadina qualsiasi con un lavoro e una casa. Vengo qua per contribuire a costruire più libertà e diritti civili, oggi a Modena calpestati».
Alice, medico: "Sono nata e cresciuta in centro storico e ci abito. Posso portare la mia testimonianza sul lavoro fatto da questi ragazzi. Le occupazioni erano abusive, è vero, ma hanno "ripulito" le strade rendendole sicure: prima via Carteria e dintorni erano pericolose, con loro non c'era più crimine e spaccio di droga, c'era solidarietà. Grazie a loro potevo girare di sera tranquilla, adesso vedremo".
Nevruz, musicista: "Non si può parlare di democrazia in queste condizioni. Ormai non c'è più ed è disumano quello che accade. Tolgono gli spazi sociali a chi è più debole mentre ad altri è concesso tutto"
Alessandro “Jumbo” Manfredini; art director e dj: «Modena non ha una marcia in più, oggi è marcia e basta, grazie a queste politiche che colpiscono solo i più debolie dall’altra parte favoriscono i soliti».
Un immigrato ex occupante: «Mi ha molto colpito vedere le nostre cose, i nostri vestiti gettati sul cassone di un camion e sentire dire ai passanti che erano immondizia. Sì, usavano questa parola: immondizia».
Emilio Salemme, radicale: «Sono qui per cercare di tutelare i diritti di gente rimasta senza diritti».
Vincenzo Di Maio, oste e titolare di “Naturalmente”: «Intanto mi indigna l’abbandono del patrimonio pubblico che emerge da questa storia. Ci sarà stato un abuso nell’occupazione , ma Muzzarelli mi pare che stia solo cercando difendere le sue difficoltà consigliato da un’ombra gesuitica».
Paola Corradi, titolare de “La cucina del museo”. «Sono venuta per lasciarmi emozionare dall’energia di questa folla».
Antonio Gagliardi, “Il Ferrarese”, ex Autonomia Operaia: «Negli anni Settanta lottavamo per fare la rivoluzione, oggi si lotta per sopravvivere. Questa è la tragica verità di Modena».
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ll musicista Alberto “Beto” Carrà ha ricordato col microfono in mano l’esperienza di un precedente di occupazione che ha avuto ben altro esito: «Ci si scandalizza del fatto che gente senza un tetto abbia occupato via Bonacorsa e via Sant’Eufemia - ha detto - ma ci si dimentica che qui a Modena, se abbiamo tanti artisti conosciuti in Italia, è perché è esistito un posto chiamato Wienna. Era uno spazio pubblico abbandonato - ha detto del locale di via Camatta - un ex convento, ed è stato un punk a occuparlo. Poi è diventato uno spazio sociale aperto ai giovani modenesi dove sono passati tanti e si è fatto tanto. Allora il Comune non si comportò come oggi, ma anzi diede un sostegno concreto».
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Poco dopo è intervenuto un ex agente di commercio, occupante di via Bonacorsa: «Oggi non ci interessa vincere o perdere - ha detto - ci interessa la legalità vera, ma non vediamo nessuno. Muzzarelli dove sei? Devi venire qui perché non ti fai carico di vive nella povertà e oggi non sei più il sindaco di un’intera città».
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