Gazzetta di Modena

Modena

Scontri e manganelli, non ci siamo abituati

Enrico Grazioli
manganellate
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Ricucire. Anche quando filo sembra non ce ne sia più e la cruna del dialogo si fa così stretta che pare non ci passi nulla, neppure la speranza che la prevaricazione e l’antagonismo siano sostituiti dal confronto.

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MODENA. Ricucire. Anche quando filo sembra non ce ne sia più e la cruna del dialogo si fa così stretta che pare non ci passi nulla, neppure la speranza che la prevaricazione e l’antagonismo siano sostituiti dal confronto, figuriamoci un manganello. Ricucire, tentare di farlo, è comunque l’unica strada che Modena può intraprendere dopo l’assurda giornata di mercoledì e le tensioni striscianti di ieri: anche se oggi appare senza sbocchi immediati, perché a prevalere è solo il bisogno di dimostrare chi sono i responsabili di ciò che è accaduto e chi le vittime, chi i buoni e chi i cattivi, chi ha provocato e chi ha reagito, perfetta sceneggiatura da fiction che rappresenti la contrapposizione residua tra chi è “dentro” questa società e chi sbandiera l’esserne “fuori”, magari e purtroppo a puntate. Quando a rimetterci è “solo” l’intera città, quando il disagio, la sofferenza e l’insofferenza hanno origini lontane e scarpe consumate lungo un percorso che non porta da nessuna parte.

Nessuno nega che per settimane questo dialogo lo si sia cercato a Modena, da parte delle istituzioni, durante l’occupazione di S. Eufemia; nessuno ignora che sordo come chi a prescindere decide di violare le regole per affermare una propria idea dei diritti non c’è nessuno. Ma se la soluzione finale è uno scontro di piazza, potrà anche essere sgomberato un edificio fatiscente da un occupante abusivo: non sarà sgomberata la città dalla prospettiva che la forza sia rimasta l’unico linguaggio comprensibile, da una parte e dall’altra.

E ciò che colpisce di più nelle reazioni dei modenesi all’accaduto è lo stupore, l’impossibilità di collocare quelle scene in un vissuto, in un sentito comune. Non si è mai visto, non ci siamo abituati, hanno detto in tanti tra cui i più semplici (ma non sprovveduti) e i più sinceramente preoccupati: del presente e del futuro di Modena, in ragione del suo passato anche recente, e non di prendere posizione a favore di un poliziotto a cui prudono le mani o di uno sfaccendato lanciatore di bottiglie. In quell’attonito chiedersi perché e perché anche qui, non c’è inconsapevolezza né imbelle complicità. C’è quell’attimo in cui si può cercare, ovunque sia, un brandello di filo capace comunque di ricucire. O almeno di volerci provare

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