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Cigni, il “sindaco di Modena Est” si racconta

di Laura Solieri
Cigni, il “sindaco di Modena Est”  si racconta

Passioni e ricordi di una vita sempre al servizio degli altri, tra sindacato e partito

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MODENA. "Non mi piace molto parlare di me". Esordisce così un insolitamente timido Fausto Cigni, soprannominato il "sindaco di Modena Est", la zona della città in cui abita da sempre e dove tutti per strada si fermano volentieri a scambiare quattro chiacchiere con lui.

"Nella vita ho avuto una grande fortuna: ho fatto le cose che mi piacevano e non mi sono mai preso troppo sul serio".

Prima dell'impegno politico, tra gli altri come consigliere comunale prima nei Ds e poi nel Pd, consigliere provinciale, presidente della Consulta provinciale per l'immigrazione, Fausto vanta una carriera giovanile di batterista con i Derelitti: "Quando ero ragazzo suonavo la batteria per passione - sorride - Erano gli anni Sessanta e ci esibivamo nel locali cittadini. Eravamo tutti in bolletta e ci piaceva la vita. Mio padre faceva il muratore, mia madre lavorava in fornace. Dopo il Corni, ho lavorato per tre giorni come modellista metalmeccanico e ho capito in fretta di non essere portato".

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Tra gli incarichi nel partito, alla Cgil e a livello istituzionale, Fausto racconta che la cosa che gli ha dato maggiore soddisfazione è stato fondare, alla fine degli anni Ottanta, il Centro Lavoratori Stranieri della Cgil, "reale punto di riferimento in nome dei diritti e doveri delle persone che arrivano in città da altri Paesi, frutto dell'intuizione del sindacato di essere parte attiva di questo importante processo. In passato, Modena è stata la punta avanzata della provincia, della regione, dell'Italia, dell'Europa - prosegue Cigni - In questa nostra realtà, si è sperimentato e misurato di tutto, tanto è vero, per fare un esempio, che a metà degli anni Novanta, vantavamo politiche dell'immigrazione davvero all'avanguardia. Oggi, invece, questa nostra realtà ha seri problemi legati alla società che sta cambiando, all'invecchiamento, all'andazzo generale dell'Italia messa in ginocchio dalla crisi economica. C'è solo una strada, a mio avviso, per saltarci fuori: attuare una politica di concertazione, cosa che in parte si sta già facendo, destinando le risorse che ci sono alla parte più in difficoltà della popolazione, penso ad esempio ai minori. Modena è una città che nel suo Dna avrebbe ancora molto da dare ma vedo che ha il fiatone".

Mentre parla, Fausto ci mostra il suo album dei ricordi in cui spicca una fotografia del settembre 1981 che lo ritrae in Piazza Grande vicino a Berlinguer.

"Ricordo con affetto i tempi della scuola di partito di Frattocchie, negli anni Settanta. Ho avuto maestri del calibro di Amendola, Ingrao, il giovane Napolitano. Io sono rimasto una zucca - ironizza Fausto - ma mi porto dentro la gioia di quell'esperienza: era bello stare in un partito di giovani, una scelta di vita, di appartenenza. È stato bello sperimentare la solidarietà, il mettersi al servizio per risolvere i problemi della gente… Negli incarichi che ho avuto, mi sono impegnato e divertito, perché la vita è bella e va goduta, a servizio dei cittadini".

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