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Il gruppo di Elisa di Modena coi profughi a Idomeni

di Andrea Perini
Il gruppo di Elisa di Modena coi profughi a Idomeni

Convoglio di Time4Life da Modena al campo che raccoglie siriani in condizioni critiche. Consegnate 3 tonnellate di beni Crolla il controsoffitto del bar, travolge 15 persone

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MODENA. Tre giorni di duro lavoro per portare aiuto ai profughi sfidando le resistenze della polizia greca.

Questo è stato il week-end di Elisa Fangareggi, presidente della onlus “Time for Life”, e di 45 modenesi partiti dall’Italia verso la Grecia.

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Destinazione: Idomeni. Lì, al confine con la Macedonia, centinaia di profughi provenienti dall’Afghanistan, dalla Siria, dall’Iraq e in generale dal Medio Oriente vengono ammassati, trattenuti e bloccati dopo viaggi al limite della sopportazione umana.

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Lì in quella terra dove è nata la cultura. Lì dove si fondano le radici della civiltà europea. Lì dove però le associazioni sono costrette a trovare entrate secondarie, di contrabbando per poter introdurre alimenti, vestiti, medicinali. Lì dove bambini indifesi sono obbligati a dormire sotto le stelle perché le tende per tutti non bastano.

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In questa luogo confinato, stretto tra le recinzioni, Elisa assieme ai suoi 46 amici che si sono unite alla sua Onlus, di cui una ventina modenesi, ha portato tre tonnellate di alimenti, medicinali e ogni oggetto utile per queste persone.

Li ha trasportati su un volo Ryanair che hanno interamente occupato «e ne dovrebbero arrivare altre due tonnellate via terra - racconta al telefono da Idomeni - grazie alla protezione civile di Scandicci».

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Risorse il cui passaggio però «viene continuamente ostacolato dalla polizia greca. Dicono che le forze dell’ordine turche e macedoni trattino queste persone in modo disumano ma la loro polizia fa altrettanto. Non li vogliono qui a Idomeni. Hanno fatto entrare solo una parte di aiuti il resto ce lo hanno rispedito indietro. Non vogliono nemmeno che si montino altre tende anche se il maltempo ha lasciato senza un riparo molte famiglie».

Ma Elisa è tenace e come tante altre associazioni ha trovato il modo di scavalcare i controlli ferrei della polizia greca: «Siamo riusciti a trovare un’entrata secondaria, non in vista. Facciamo entrare tutto di contrabbando rischiando di essere arrestati». Un rischio che sono disposti a correre anche per montare le tende visto che la polizia fa muro anche su queste: «Ci sono bambini che dormono su teli di plastica e che non hanno un riparo. Come possono impedire di montarne altre?».

Idomeni sembra un girone dantesco: «Le persone mangiano malissimo, ci sono bambini scalzi e infreddoliti e la polizia gli rende la vita ancora più difficile».

Lì a Idomeni Elisa ha incontrato un ragazzo afghano che «è arrivato fino a questo confine dentro l’Europa dal suo Paese a piedi. Un viaggio lunghissimo», oltre 5mila chilometri. In pratica come se percorressimo l’Italia da Nord a Sud per cinque volte.

«Pensava di essere fortunato a essere arrivato in Europa ma la sua condizione non è migliorata».

I volontari partiti con Elisa provengono da ogni ceto sociale: «Ci sono avvocati, vigili del fuoco, persone comuni. Con noi c’è l’ex capo dei vigili del fuoco di Modena Gasperini ma anche la figlia di Alberto Castagna». Elisa tornerà stasera ma «ripartiremo a fine maggio, durante un week-end, e anche a metà giugno, sempre durante il fine settimana. Chi volesse unirsi a noi è sempre ben accetto».

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