L’accusa: Cencetti asservito alle imprese
Il “sistema” scoperto dai pm: l’ex direttore generale condizionava gli appalti favorendo colossi coop e riceveva denaro
Iniziata nel novembre 2013 con un’informativa dei Nas di Parma che indagavano sul caso “camici sporchi” a cardiologia, l’inchiesta sulla gestione di Stefano Cencetti alla direzione del Policlinico (00207-12) è arrivata al dunque con 50 richieste di rinvio a giudizio per l’ex Dg, manager ospedalieri, dirigenti di cooperative. A un anno dalla fine delle indagini e dopo l’integrazione delle deposizioni degli interrogatori di questi mesi, i magistrati passano il corposo dossier al gip. Il nucleo dell’indagine resta definire e provare cosa avveniva sotto la linea di galleggiamento legale che Cencetti non oltrepassava mai consegnando alla Regione Emilia Romagna - che ora intende costituirsi parte civile - documenti per assegnazioni, appalti e varianti apparentemente e formalmente in regola. Sotto quel livello, secondo i due sostituti procuratori Marco Niccolini e Pasquale Mazzei, si agitava un intero mondo di frequentazioni “pericolose”, accordi illeciti, mazzette tra il manager pubblico e aziende private e canali per far arrivare il denaro al Dg attraverso la sua associazione Hfm, la sua società di convegni medici Multiline e l’Aquatie Center di Carpi, il poliambulatorio della moglie Maurizia Viviani.
Secondo la Procura, due sono i settori che permettevano questi illeciti «coscientemente diretti a procurarsi indebitamente lucri e vantaggi nei rapporti con i privati contraenti con al pubblica amministrazione». Primo, il perimetro degli appalti e delle assegnazioni senza gara con commesse ingenti o addirittura ingentissime (l’ “Appaltone” del Global Service da 128 milioni, ad esempio) che interessava consorzi e colossi delle coop “rosse”: Ccc, Cmb, Cpl, Cns, Coopservice. Secondo, il settore degli appalti e forniture. I pm parlano di «arbitraria preferenza accordata in sede contrattuale alle imprese private con evidente concretizzazione dell’ipotesi tipica della corruzione». Per questo i reati contestati più frequentemente sono tre: turbata libertà d’incanti, corruzione e abuso d’ufficio. Certo, sono gli stessi sostituti a rilevare che apparentemente i documenti non presentano irregolarità, ma è il “sistema” sotterraneo a mostrare un mondo sconosciuto e, se provato in sede processuale, davvero osceno: i grandi colossi legati al partito di governo in Regione trovavano nel direttore generale del Policlinico porte aperte e strade spianate; Cencetti è poi accusato di aver creato una sua rete per convogliare il denaro “sporco” utilizzando anche una triangolazione con una società di un ex parlamentare Ds (l’ex Pd) di Arezzo, Vasco Giannotti. Non solo: i suoi rapporti economici con le aziende si intrecciavano con un livello politico. Emerge dalle intercettazioni ma resta in una zona d’ombra oltretutto ambigua. Non è noto se l’indagine o il suo seguito abbiamo appronfondito le conversazioni di Cencetti con manager delle cooperative sui vertici della Regione, fatto sta che questi vengono tirati in ballo in discorsi senza seguito che potrebbero essere semplici sfoghi o spacconate. Quello che invece risulta chiaro i magistrati è che il “sistema” era nutrito attivamente da Cencetti: il direttore generale non ha alcun potere di indirizzare la politica economica dell’ospedale su precisi interlocutori da lui favoriti, eppure secondo l’accusa accadeva. Perché, secondo i pm, Cencetti subiva, non solo passivamente, un tale condizionamento da questi gruppi di potere economico locale da arrivare a una pesante forma di asservimento. Di qui la lunga serie di opere più o meno importanti al centro dell’indagine.
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