I cittadini promuovono il Comune
«Si sono rimboccati le maniche. Hanno fatto quello che hanno potuto»
SAN POSSIDONIO. Nelle strade, nei bar, in giro per il paese, dopo il terremo che ha squassato la cittadina di San Possidonio il sentimento comune a molti cittadini è quello dell’ottimismo. Per una ricostruzione che sta procedendo in tempi ragionevoli, per la consapevolezza che il Comune, più di quello che ha fatto e sta facendo, non poteva e per la ritrovata unione tra tutti i cittadini meno distanti tra loro e più solidali.
Gli occhi dei cittadini del piccolo paesino della Bassa ora, a quattro anni dalle tremende scosse del 20 e 29 maggio 2012, trasmettono speranza.
«Nel paese dopo quella catastrofe - dice Claudio Garzelli - sono venuti fuori i veri valori che devono sempre contraddistinguere la vita in una piccola comunità come la nostra. Dopo il terremoto si sono ritrovati quei valori che a poco a poco si erano persi».
I giudizi positivi sull’operato del Comune nella ricostruzione non mancano. «Si sono dati parecchio da fare», racconta Paolo Luppi. «Le famiglie sono tornate quasi tutte nei propri appartamenti. Chi non è rientrato ha comunque un appoggio e quindi un tetto sopra la testa».
Per Patrizia Mantovani il Comune «ha fatto quello che ha potuto. Si sono rimboccati le maniche in una situazione pesante come quella che abbiamo vissuto. Sono felice che la nostra comunità è rimasta unita senza perdersi come è successo invece in altri luoghi colpiti dalla stessa catastrofe».
Alcuni cittadini hanno visto le proprie abitazioni completamente demolite. È il caso di Gian Vito Seren: «In soli tre anni la casa è stata ricostruita da zero. È stata demolita completamente perché i danni causati dalle scosse erano irrecuperabili. A poco a poco però è stata ricostruita e ora è tornata quella che era prima del terremoto».
Ma non tutti sono dello stesso avviso. C’è chi critica il Comune per la lentezza della ricostruzione. Chi invece punta il dito contro la ricostruzione dei fabbricati di campagna ricostruiti «perché almeno ci possono pagare le tasse». Chi invece è esasperato: «Ho un intero palazzo coperto dalle impalcature. Perché non continuano i lavori? Da chi sono stabilite le priorità nella ricostruzione?». Critiche e domande che però vengono fatte in completo anonimato, senza la volontà di mettere il proprio viso su un pensiero.
Critiche rivolte all’amministrazione e al sindaco che però, oltre a essere un caso isolato, visto che in molti, anche quelli che poi effettivamente non hanno voluto dilungarsi in spiegazioni dettagliate, vedono il buono fatto in questi anni piuttosto che le difficoltà, sono pronunciate senza il coraggio di utilizzare il proprio nome e cognome e il proprio viso. (an.pe.)
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