L’intelligenza artificiale è già di casa in Università
Convegno sul Deep Learning, sistema avanzato di apprendimento automatico Ad Ingegneria la nuova frontiera industriale che piace alle ditte modenesi
È il settore dell’intelligenza artificiale più in evoluzione quello su cui gli imprenditori di tutto il mondo hanno già investito un miliardo di dollari e che ha già invaso i nostri dispositivi tecnologici.
Si chiama Deep Learning, è un sistema evoluto di riconoscimento e apprendimento automatico che rappresenta la nuova frontiera per l’innovazione industriale tanto che la prestigiosa agenzia Garntner ha identificato come una delle dieci tecnologie che non si possono ignorare. Cosa che sanno benissimo al Dipartimento di ingegneria dell’Università di Modena e Reggio che ieri ha riunito per la prima volta in Italia docenti ed imprenditori all’incontro “Deep Learning per l’impresa del futuro”.
«Reti neurali profonde, allenate su grandi quantità di dati che imparano automaticamente rappresentazioni gerarchiche in grado di risolvere problemi prima approcciabili solo con l’ingegnerizzazione manuale» spiega Rita Cucchiara, direttore del Centro Softech e del laboratorio ImageLab, tra i centri italiani più all’avanguardia nell’ambito di Computer Vision, Pattern Recognition e Machine Learning e dove si stanno già sviluppando i primi sistemi di Deep Learning. «Non saremo i più grandi esperti al mondo, ma lo consociamo bene e sappiamo come utilizzarlo» ha sottolineato la docente, introducendo gli ospiti della giornata a cui ha preso parte – tra i tanti – anche Tal Hassner, docente all’Open University of Isreael e Senior computer scientist all’University of Southern California, che ha appunto sottolineato l’importanza di questi nuovi sistemi di apprendimento automatici in grado di “estrarre conoscenza”.
Ovvero: software, robot, strumenti che imparano da soli attraverso lo studio della rete, miliardi e miliardi di dati a disposizione grazie alla sempre maggiore digitalizzazione e alla diffusione di notizie sui social network. I Deep Learning imitano le nostre reti neurali, riconoscono e imparano da soli: la macchina di Google in grado di guidare da sola utilizza queste reti, lo stesso fa Facebook (ad esempio il riconoscimento dei volti nelle foto) o il motore di ricerca di Google. E poi il riconoscimento facciale e di oggetti nei sistemi di sicurezza, l’individuazione di comportamenti, l’estrazione automatica di video: «La differenza rispetto ad altri sistemi è che in questo caso non si ha bisogno dell’uomo, la macchina impara da sola» ha spiegato Simone Calderara, docente del corso “Machine learning” al Dipartimento di Ingegneria.
L’Ateneo ha dunque già scommesso su questo ambito, lo stesso fanno le aziende modenesi che già utilizzano i Deep Learning per le proprie attività. Come ad esempio D.M. Digital, che ha sviluppato Axyon, una piattaforma per soluzioni per l’analisi dei dati finanziari: «Nel business possono essere inseriti nei sistemi predittivi, come capire in anticipo con l’analisi dei dati se le aziende sono in grado di pagare o meno prestiti, se nell’ambito delle assicurazioni si è in presenza di una frode, se un’auto si sta rompendo o meno, cosa acquisteranno clienti nell’e-commerce» spiega Daniele Grassi, amministratore delegato di D.M. Digital.
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