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Pirazzoli e il meglio di Modena: la Bassa, la nebbia, la generosità e persino il dopo-terremoto

Maurizio Pirazzoli
Pirazzoli  e il meglio di Modena: la Bassa, la nebbia, la generosità e persino il dopo-terremoto

Presidente dell’AVIS di Modena, Maurizio Pirazzoli ricorda la sua infanzia e i suoi anni vissuti nella Bassa, nell’ambulatorio del padre dove ha fatto la sua prima donazione, poi la scuola, l’impegno in politica e l’incontro con l’AVIS, il terremoto

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Presidente dell’AVIS di Modena, Maurizio Pirazzoli ricorda la sua infanzia e i suoi anni vissuti nella Bassa, nell’ambulatorio del padre dove ha fatto la sua prima donazione, poi la scuola, l’impegno in politica e l’incontro con l’AVIS, il terremoto e la grande generosità dei modenesi che, insieme al volontariato, sono valori inestimabili e che porta nel cuore.

 1) Il “bar giù” di San Prospero, (giù dal Canaletto, mentre il “bar su” era quello sul Canaletto). Dove da ragazzino trascorrevo le mie giornate in interminabili partite a flipper con gli amici d’infanzia, quelli veri.

2) Il Direzionale 70. Qui ho frequentato sia il Wiligelmo che Economia, per anni ci stavo dal mattino alla sera, i negozi utilizzati come aule erano ottimi per studiare e discutere. Ed il bar Ermes, luogo di incontri, sui tavolini del quale ho dato addirittura un esame.

3) L’Università. Nella quale sono cresciuto come cittadino e come persona, un ambiente vitale e stimolante.

4) La sede della DC in piazza S. Agostino. Negli anni dell’Università mangiavamo pane e politica, una tensione ideale forte e disinteressata. Per realizzare l’uguaglianza, come ci insegnava Gorrieri, valeva la pena di uscire tutte le sere, organizzare incontri nel pomeriggio, trascurare gli studi e fare aspettare la “morosa”. Lei capisce. Nei ritagli di tempo si studiava nella Sala di Lettura della Biblioteca Estense.

5) L’ambulatorio medico di mio padre a San Prospero. Un luogo dove ho fatto la mia prima donazione di sangue. Ho iniziato perché pensavo di potere dare una mano a chi aveva bisogno, col tempo mi sono accorto che l’AVIS va oltre il salvare vite umane. L’AVIS in ogni comune è un gruppo di persone che contribuiscono a costruire, con il proprio impegno quotidiano, una comunità coesa. E quando c’è un bisogno non si dice “ci penserà il Sindaco” o “ci penserà l’Usl” ma si stende il braccio e si dice: “io sono qua, cosa c’è da fare?”

6) La nebbia. Quanta ne ho mangiata girando in macchina per la Bassa. E adesso che non c’è più, quasi ne sento la mancanza.

7) Il Teatro Comunale. Dove è nata la passione per l’opera, che ha segnanto la mia vita.

8) La cripta di S. Geminiano in Duomo. La culla della modenesità, radice della fede.

9) Il terremoto. Per tutti noi che lo abbiamo vissuto c’è un prima ed un dopo.

10) La generosità e l'industriosità dei modenesi. Pur lavorando molte ore al giorno, riescono sempre a trovare tempo ed energie per attività volontarie. L’Avis e le altre organizzazioni del nostro territorio sono una ricchezza inestimabile, siamo soliti dirci che a Modena vi è una maggiore coesione sociale rispetto ad altri territori, che a Modena è diverso, e siamo orgogliosi di questa diversità. Che però rimarrà tale non se ce la raccontiamo, ma solo se la rinnoviamo tutti i giorni con il nostro impegno.

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