«Mia zia, una testimone di grandi eventi»
Il nipote Antonio Pio Martinelli: «Ha conosciuto tutti i papi, è stata una sorta di ambasciatrice»
Ci sarà anche lui assieme a tanti figli di vocazione domattina a Nomadelfia per i funerali di zia Irene.
Per Antonio Pio Martinelli, nipote della prima collaboratrice di don Zeno Saltini e prima mamma di vocazione di quell’associazione che poi diventerà Nomadelfia, l’ultimo saluto sarà l’occasione per portare un fiore a una parte della famiglia a cui ha legato la sua vita sin da quando era bambino. A 63 anni, già dirigente d’azienda e ora consulente privato, Martinelli ha frequentato per un anno quasi ogni settimana la casa dove abitava la zia a Roma. Sulla targa del cancello c’era scritto solo “Nomadelfia, ufficio di Roma” e per lei Irene aveva riservato una sola stanza. Ma da lì ha tenuto i contatti con papi, cardinali, presidenti della Repubblica e con i maggiori rappresentanti delle istituzioni. Una sorta di ambasciatrice discreta e silenziosa che di volta in volta ha fatto da parafulmine o da mediatrice tra le gerarchie vaticane e quelle italiane e la comunità fondata da don Zeno nelle campagne della Bassa.
«Mia zia - racconta Martinelli assieme alla moglie Bernardetta Zaccaria - avevo imparato a conoscerla sin da bambino perchè da sempre, una volta all’anno, l’estate veniva a passare un pò di giorni a Mirandola, nella casa di famiglia. A Roma invece ci andai regolarmente nell’82, quando facevo il servizio militare. In libera uscita ero suo ospite fisso, mia madre le aveva chiesto se potevo lavarmi i panni e lei non si tirava indietro nel darmi una mano. A tavola poi si poteva mangiare meglio che in caserma; in conclusione ero da lei ogni volta che potevo anche perchè sono sempre stato credente e la sua vicinanza ai papi era per me una fonte inesauribile di conoscenza. Ad esempio la villa a Monte Mario che diventò la sede di Nomadelfia a Roma fu donata da Paolo VI che apprezzava molto il lavoro della comunità. Il papa a cui lei stata molto legata è stato Woytila, anche se molto vicina a Giovanni XXIII eha pure conosciuto papa Ratzinger. L’anno scorso ha fatto visita, anche se aveva già 92 anni, a Papa Francesco. Tra il fratello e le cinque sorelle, tra cui mia madre, lei era la penultima vivente. Posso dire che lei è stata una domnna eccezionale perchè è sempre stata vicina a tutti i figli adottivi, nessuno escluso. Sin dai primi, quando nel 1942, a soli 18 anni, fuggì di casa senza il permesso dei genitori per affiancare don Zeno nella cura dei ragazzini abbandonati. Era lei assieme a una sorella ad esempio che staccava i biglietti al cinema di S.Giacomo alle proiezioni parrocchiali. Zia Irene è stata la testimone vivente della storia di Nomadelfia, sin dal principio».
Saverio Cioce
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