L'assessore Bosi: «Unioni civili, in estate a Modena la prima coppia»
Modena Il responsabile delle pari opportunità Andrea Bosi fa il punto: «Oggi nel registro sei coppie, per loro cambierà tutto»
MODENA La legge è legge, ma la polemica sulle unioni civili non si spegne. A Modena si passerà dal registro, già istituito due anni fa, alla nuova normativa. Cosa cambierà quindi per le coppie che decideranno di presentarsi di fronte ad un ufficiale di Stato civile? Lo abbiamo chiesto all’assessore per le pari opportunità, Andrea Bosi.
Il testo di legge sulle unioni civili è una conquista, un primo passo, un’occasione persa?
«È certamente tutte queste cose assieme: una conquista, perché ha superato opposizioni incomprensibili che l’hanno osteggiata a lungo; un primo passo, perché anche in moltissimi Paesi che ci hanno preceduto si è cominciato così; un’occasione persa, perché non siamo stati capaci di percorrere fino in fondo il sentiero del pieno riconoscimento del valore universale dell'amore tra una coppia di persone dello stesso sesso».
Cosa cambierebbe?
«Preferirei che invece di unione civile tra due persone potessimo parlare di famiglia. È riduttivo inventarsi una forma retorica per descrivere una cosa che già esiste e che, come tale, doveva essere esplicitata. È importante essere giunti al riconoscimento pubblico dell’unione di una coppia omosessuale, ma la sua definizione naturale avrebbe dovuto essere famiglia».
Cosa pensa della disubbidienza civile lanciata dalla Lega, che dice ai sindaci di non celebrare matrimoni tra persone dello stesso sesso?
«Non riesco a pensare che un sindaco possa rifiutarsi di applicare una legge dello Stato. Capisco che si concedano esternazioni eccessive, siamo in campagna elettorale, ma credo che alla fine si adegueranno».
Al centro della discussioni c'è sempre stata l’adozione di un figlio per le coppie omosessuali: cosa ne pensa?
«La questione è certamente complessa: intanto bisogna distinguere i piani e cioè se si parla di adozioni in senso generale o se si tratta dell’adozione da parte di un membro della coppia del figlio dell’altro partner. In linea di principio credo che la questione di base sia il concetto di “uguaglianza” di tutte le persone. Se l’uguaglianza sostanziale diviene il paradigma che orienta il nostro agire politico non possiamo sostenere tesi che contemplino trattamenti “meno eguali” per taluni rispetto ad altri. Di qui la risposta alla sua domanda: credo nell’eguaglianza di tutti gli esseri umani e credo che le istituzioni abbiano il dovere di fare quanto è in loro potere per abbattere discriminazioni e barriere culturali che ormai sono solo un retaggio storico-culturale».
Veniamo al suo ruolo di assessore: si può dire che Modena era già evoluta con l’apertura del registro che ha anticipato questo percorso?
«Modena ha fatto la propria parte promuovendo con determinazione la cultura dell’uguaglianza: dal mese di novembre 2014 abbiamo istituito il Registro delle unioni civili, tenuto presso l’ufficio del Sindaco, che da un lato ha consentito alle coppie che volevano ufficializzare la propria unione di uscire dall’anonimato e di essere cittadini alla pari nella comunità modenese, e dall’altro è stato un atto simbolico per chiedere al Parlamento di provvedere e colmare una lacuna che da troppo tempo caratterizzava il nostro ordinamento. Ma non è stata l’unica azione promossa dal Comune, tra le altre ci sono state le campagne contro l’omofobia, in corso anche oggi, e la convenzione con Arcigay».
Cosa cambierà per chi è già nel registro?
«Se vorranno, quando ci saranno i decreti attuativi (che dovrebbero arrivare entro 60 giorni), potranno avvalersi della “costituzione” dell’unione civile: una dichiarazione davanti all’ufficiale di stato civile con due testimoni, come per il matrimonio. L’unione civile sarà poi registrata nell’archivio di stato civile».
Quali diritti in più avranno le coppie modenesi rispetto al solo registro?
«Il registro aveva una valenza culturale non era fonte di diritti. Ora, con la legge, cambia tutto: dall’unione civile discendono in concreto diritti e doveri ben definiti: l’obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione; l’obbligo per entrambe le parti di contribuire ai bisogni comuni, in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale e casalingo. Per la coppia è prevista la possibilità di assumere l’uno il cognome dell’altro ma ci sono anche effetti molto pratici e concreti come la comunione dei beni e la reversibilità della pensione e del Tfr maturato dal partner».
Quante sono le coppie modenesi ad oggi registrate?
«Sono sei in tutto, quattro omosessuali e due eterosessuali».
Operativamente il vecchio registro decadrà?
«Sì, con la legge sulle unioni civili, si userà il registro dello stato civile sito all’anagrafe».
A quando la prima unione civile secondo la nuova legge anche a Modena? In alcuni comuni dicono di avere prenotazioni.
«Anche noi abbiamo avuto qualche richiesta di informazioni, già durante la fine dell’estate spero di poter celebrare la prima unione civile di Modena».
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