Cantone avverte le coop: «Fate pulizia»
Il presidente dell’Anticorruzione: «Non siamo magistrati, teniamo alle persone, apprezzo gli sforzi ma si può migliorare»
Da Expo al Mose, da Mafia Capitale a Cpl, non c’è stato scandalo nazionale che negli ultimi 20 mesi non abbia travolto la grande cooperazione. “Una tempesta perfetta”, la definisce Mauro Lusetti, presidente nazionale di Legacoop che nella chiesa di San Carlo ha organizzato il convegno “Anac, Prefettura di Modena, Cooperazione: collaborazioni istituzionali per il ripristino dei presidi di legalità e per la salvaguardia dell’occupazione”. Uscita malconcia, economicamente e da un punto di vista di reputazione, la cooperazione ha provato a rilanciare la sfida di una crescita credibile e legale.
«L’abbiamo detto - rivendica Lusetti - Tolleranza zero verso chi opera in un contesto irregolare. Non possiamo accettare l’assioma del “così fan tutti” o la giustificazione che si è operato in regimi illegali solo per far crescere la propria cooperativa. Non funziona. Abbiamo preso dei provvedimenti, abbiamo invocato massima trasparenza e bloccato ogni finanziamento ai partiti. Siamo autonomi e questo ci permetterà di vincere nel mercato, a patto che sia trasparente».
Lotta a false cooperative, caporalato, stage senza prospettive e appalti al massimo ribasso: ecco il vademecum che il mondo istituzionale si è dato per contrastare l’avanzare degli evasori fiscali o, come qualcuno li definisce, “furbetti”. Non c’è spazio per loro, ma per estrometterli serve uno sforzo.
«Vogliamo bene alle imprese perché creano lavoro, ma solo a quelle che operano nella legalità - dice il ministro del Lavoro Giuliano Poletti - L’impegno del Governo vede la creazione dell’Ispettorato nazionale del lavoro, una strumentazione nuova che mette insieme gli ispettori Inps, Inail e il ministero per avere una organizzazione migliore e più efficacia. Le imprese che operano nell’illegalità devono sapere che presto arriveremo a loro».
Un monito che Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, raccoglie. «Dietro il mondo cooperativo ci sono sicuramente delle situazioni di patologia, ma c’è anche tanto di positivo. Credo sia proprio il mondo delle cooperative che deve fare uno sforzo per emendare la parte buona da quella cattiva. Alcune indicazioni le abbiamo date noi, come ad esempio per il caso di Cpl Concordia. Bisogna evitare di buttare il bambino con l’acqua sporca, però un po’ di acqua sporca c’è. C’è un Codice Antimafia votato dal Parlamento, che ora viene criticato, noi ci abbiamo messo una pezza, ma l’Anac non è una Procura anticorruzione. Non vogliamo buttare a mare le persone, ma cercare soluzioni. Pensate al commissariamento di Cpl, qualcuno aveva storto il naso ed invece è diventato un caso emblematico, che ha salvato i lavoratori e il territorio».
Ma se le cooperative lavorano tanto con gli enti pubblici, allora una certa responsabilità nel premiare le aziende sane ce l’hanno anche i territori, Regione, Provincia e Comuni in testa. «A Modena stiamo facendo tanto in questo senso, e l’indagine “Dopo Mafia Capitale. L’anticorruzione è un work in progress”, ci colloca tra i 9 Comuni italiani considerati come “Best Practice” - rivendica Gian Carlo Muzzarelli - Ma non possiamo accontentarci e stiamo lavorando per rilanciare il nostro osservatorio appalti e per farlo evolvere a centrale unica di committenza per gli appalti di lavori e servizi. Siamo pronti ad essere certificati dall’Anac».
«L’esperienza della ricostruzione post-terremoto - ammette Stefano Bonaccini - ha portato controlli stringenti, tutelare il lavoro significa anche far operare imprese legali, senza fare sconti. E tra qualche anno l’Emilia-Romagna, spero, sarà ricordata anche per questo».
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