«Corruzione, ora si fa sul serio»
Il garante: «Chi paga mazzette poi non paga materiale e lavoro»
L’attesa era palpabile. Nell’aula magna dell’Accademia Militare i cadetti di entrambi i corsi aspettavano l’arrivo di raffaele Cantone, arrivato nell’ex Palazzo Ducale dopo una giornata modenese zeppa d’impegni. «Non sono riuscito a preparare la conferenza» chiosa serafico prima di entrare in sala dopo la presentazione con il comandante Camporeale.
Eppure quando entra inizia a parlare e non smette per sessanta minuti di fila infilando un ragionamento dopo l’altro: esempi, tesi, indagini si muovono nelle sue parole con un unico obbiettivo, quello di dimostrare che combattere la mazzettopoli italica sia un dovere ma prima ancora una necessità inesorabile.
Da vent’anni, prima alla procura e poi alla Dda di Napoli, vive sotto scorta dopo aver fatto condannare con le sue indagini i capi del clan dei Casalesi. Se oggi Schiavone (ricordate il soprannome, Sandokan? I cui parenti si trasferirono pochi anni fa tra Bastiglia e Castelfranco?), Bidognetti ed Esposito hanno l’ergastolo lo devono a lui. Nel 2013 il presidente Letta e l’anno successivo Renzi lo hanno messo ai vertici della struttura che combatte la corruzione in Italia.
«Sino a pochi anni fa la corruzione veniva negata, come disse un procuratore generale trent’anni fa, o ritenuta funzionale all’economia, come ripetuto da autorevoli esponenti di passati governi - ha detto tra l’altro - Solo in tempi recenti, anche con le classifiche di Transparency International da cui risulta che in Europa siamo i più corrotti con la Bulgaria, il problema comincia a diventare una priorità. La legge Severino nel 2012 ha cominciato a porre alcuni paletti, a indicare una strada di trasparenza per togliere spazio a una discrezionalità eccessiva. Comiciamo a capire che è un reato contro l’economia, non solo contro la pubblica amministrazione, e che corrode dalle basi la società così come vengono danneggiate le opere pubbliche. Dove credete che prendano i soldi i corruttori? Dalle tasche dei cittadini spendendo meno per materiali, risorse umane, prodotti d’avanguardia. Per questo da noi in Italia abbiamo le peggiori. Di qui la scelta delle imprese straniere di stare lontano dall’Italia così come fanno i nostri migliori cervelli che vanno all’estero. Repressione? Non basta. La nuova legge cerca di fare anche prevenzione, ma è una strada tutta da percorrere e da costruire passo per passo».
Saverio Cioce
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