Gazzetta di Modena

Modena

Madre incestuosa coi figli: condannata a sette anni e mezzo

di Carlo Gregori
Madre incestuosa coi figli: condannata a sette anni e mezzo

Incontri sessuali coi suoi bimbi. Chiesta perizia psichiatrica Il più piccolo si confidò ai genitori adottivi rivelando tutto

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Una modenese 50enne è stata condannata a sette anni e mezzo per incesto. Le sue vittime erano i figli maschi piccoli, allontanati da casa all’età di sette e dieci anni. Nel corso degli anni uno dei due ha ampiamente riferito i fatti e lo ha fatto anche in sede di incidente probatorio quando era già adolescente. Ieri pomeriggio, al termine di un lungo processo, il Primo Collegio del giudici ha condannato la donna alla pesante pena; il pm Claudia Ferretti aveva chiesto 10 anni. Si vorrebbe non parlare mai di queste storie ma prendere atto dell’esistenza di questi casi è importante: il primo a lottare per liberarsene e affermare la sua verità è stato proprio un adolescente, uno dei due figli della donna.

Il caso è esploso nel 2006. La famiglia in questione è composta da due genitori modenesi del ceto medio con due bambini maschi.

Il marito soffriva di seri problemi di salute e quindi spesso non riusciva a seguire il menage familiare. La donna, allora 40enne, si è però trovata al centro di voci allarmate che sono arrivate al Tribunale dei Minori di Bologna. I giudici minorili hanno così disposto di allontanare i due figli, pur non sapendo esattamente tutto ciò che avveniva in casa. Il più grande, di 10 anni, è stato così affidato a una comunità. Il ragazzo dava segni di forte sessualizzazione nonostante fosse un bambino cresciuto. Il fratello, di 7 anni, invece era incapace di adattarsi a quella vita comunitaria e così è stato affidato a una famiglia. I nuovi genitori lo hanno curato e amato creando giorno per giorno intorno a lui una nuova famiglia che gli dava fiducia. In questo modo, dopo qualche tempo, il bambino si è aperto e ha iniziato a fare confidenze sconcertanti sulla madre, su cosa faceva fare a lui e al fratello e cosa facevano insieme. I genitori adottivi hanno ascoltato storie oscene di incontri sessuali tra la madre e i due figli ma il ragazzo era ancora piccolo e quindi raccontava come poteva queste esperienze pur essendo a digiuno del linguaggio per descrivere scene di sesso. A scuola i maestri hanno iniziato a interessarsi del suo caso. Così sia la famiglia che gli insegnanti hanno segnalato i racconti agli assistenti sociali che hanno informato la Procura. Il sostituto procuratore Ferretti ha avviato un’inchiesta lunga e meticolosa, molto attenta a non ferire i ragazzi; intanto la madre, venuta a conoscenza delle gravissime accuse, ha iniziato a protestare la sua innocenza dichiarandosi vittima lei stessa di queste dicerie infamanti. Ma un’incidente probatorio, seguito da una psicologa fiorentina in presenza del giudice Domenico Truppa, ha permesso al ragazzo, ormai adolescente, di ricostruire con maggior proprietà di linguaggio e con la memoria più chiara una serie di episodi sessuali vissuti con la madre e il fratello. Atti sessuali avvenuti anche con il supporto di film porno che i due ragazzi erano costretti a vedere con la madre. Di qui il rinvio a giudizio e il processo. L’imputata ha detto ai giudici di essere innocente e di sentirsi in lutto per quanto accaduto. La difesa, avvocato Lorena Ricchi, ha chiesto una perizia psichiatrica per la donna ma i giudici non l’hanno accolta. Ieri la condanna.

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