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Prodotti tradizionali: a Modena 31 specialità

Prodotti tradizionali: a Modena 31 specialità

Dal borlengo al nocino e sassolino, amaretto, gnocco fritto, tigella, calzagatti Secondo la Cia in Italia sono 4.813 e in Emilia Romagna si arriva a oltre 300

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La Cia, Confederazione italiana agricoltori, da tempo pone giustamente l'attenzione sui prodotti tradizionali per sottolineare che «non esistono solo i Dop e Igp, un ambito in cui l'Italia detiene il primato con 268 certificazioni iscritte nel registro Ue per un fatturato che supera i 13 miliardi al consumo». «L’Italia - dice la Cia - vanta anche 4.813 prodotti tradizionali che rappresentano la storia e la spina dorsale del settore agroalimentare italiano. Insieme raccontano quel patrimonio di biodiversità, fatto di sapori e tradizioni unici custoditi tra le pieghe del paesaggio rurale, che rende il "made in Italy" così ricercato sui mercati stranieri, ma anche così necessario per la ripresa dell'economia interna».

E se si parla di prodotti Dop, Igp o tradizionali, Emilia Romagna e Modena sono in prima fila. I "prodotti agroalimentari tradizionali" sono quelli realizzati con metodi produttivi eseguiti in maniera simile e secondo le regole tradizionali per almeno 25 anni. In Emilia-Romagna e nel Modenese esiste un patrimonio gastronomico che affonda le radici nella tradizione. Dei quasi 5mila prodotti censiti nell'elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali, oltre 300 sono emiliano-romagnoli e di questi 31 sono modenesi.

L'ELENCO . Quelli riportati nell'elenco ufficiale sono: anicione (andsòn), nocino, sassolino, salsiccia gialla fina (sulzezza zala bouna e fina), amaretti, amaretto di spilamberto, bensone (balsone,balsòn), borlengo (burleng, burlang), ciaccio (ciacc), crescenta fritta (cherscènta frètta), gnocco fritto (gnocc frett o gnocc, al gnoc frètt, 'l gnoc), mistuchina (mistuchen, mistòk), sfogliata o torta degli Ebrei (tibuia), spongata (spunghèda), sulada, tigella modenese (tigèla modenese, crescentina modenese, cherscènta modenese), torta ricciolina o torta di tagliatelle (taiadela), tortellacci (tortelloni, turtlacc), tortelli di zucca (tortei ad zücc, cappellacci di zucca, turtlòn ad sùca), tortellini, calzagatti (chelzagàt, papacc, paparòcc, pulenta imbrucàda, cazzagai, calzagàtt, paparucci, cassambragli), gnocchi (gnocc), scàpa (mnufocc, menni), miele del crinale dell'Appennino, miele di erba medica della pianura, ricotta vaccina fresca tradizionale dell'Emilia-Romagna (area del Parmigiano Reggiano) (puina, puvina), mela campanina (pòm campanein), patata di Montese, saba (sapa), sughi d'uva (sugh), susina di Vignola.

«È importante, soprattutto con la crisi economica, investire e sostenere le produzioni di qualità tipiche e locali - spiega la Cia - perché se è vero che solo il segmento delle Dop e Igp ha prodotto nell'ultimo anno un volume pari a 1,30 milioni di tonnellate, di cui oltre un terzo esportato, con un giro d'affari alla produzione di circa 7 miliardi di euro, è altrettanto vero che questo "business" potrebbe crescere molto di più: basterebbe potenziare ad esempio gli strumenti di promozione e marketing a sostegno di quei prodotti certificati ancora sconosciuti».

Oggi, infatti, quasi l'85% del fatturato totale del paniere Dop e Igp italiano è legato esclusivamente alle prime 12 denominazioni come Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Prosciutto di Parma, Aceto Balsamico di Modena, Mortadella di Bologna, a pochi altri, che da sole realizzano oltre 5 miliardi di fatturato alla produzione.

«Occorre sviluppare le tante certificazioni meno conosciute ma suscettibili di forte crescita, non solo aggregando le filiere e incrementando Consorzi partecipati da tutte le componenti produttive - dice la Cia - ma soprattutto rafforzando la politica di promozione a partire dalle vetrine internazionali. Dobbiamo cogliere l'occasione della nuova Pac per realizzare queste nuove forme di organizzazione come i Consorzi e le reti d'impresa».

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