Una vita da sosia «Io, dark e gemella di Abby Sciuto»
È accaduto a Paula Kersey di Maranello, la cui somiglianza con l'attrice Pauley Perrette, che interpreta Abby nel telefilm poliziesco Ncis, è a dir poco impressionante
Si dice che ognuno di noi nel mondo abbia un gemello, una persona in tutto e per tutto identica a noi. La forza della statistica. Ma un conto è supporre che quel "gemello di dna" esista, un conto è ritrovarselo davanti, o meglio sullo schermo del televisore di casa, mentre si è comodamente sdraiati sul divano a gustarsi una delle serie televisive più in voga.
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È accaduto a Paula Kersey di Maranello, la cui somiglianza con l'attrice Pauley Perrette, che interpreta Abby nel telefilm poliziesco Ncis, è a dir poco impressionante: «E adesso - ci tiene a precisare sorridendo - mi vedete con qualche chilo in più...» Paula, che usa questo psudonimo per evitare che qualche fan troppo "caloroso" la rintracci, ha scoperto di avere una gemella diversa nel 2008, anche se i segnali si erano fatti sempre più chiari, man a mano che il telefilm prendeva piede, dopo l'esordio nel 2005: «Da diversi anni notavo una certa attenzione nei miei confronti, diciamo eccessiva. Capitava che le persone mi fermassero per strada o chiedessero autografi. Pensavo che tutto dipendesse dal mio abbigliamento: fin da adolescente mi vesto di nero, sono una dark e sono sempre stata abituata ad essere anche additata per strada in modi poco carini. Continuavo a sentire persone che sussurravano "Ma è lei?" e dentro di me pensavo "Ma lei chi?".
Poi la svolta, nel 2008. Un ragazzo a Bolzano mi ha parlato di Ncis e di Abby Sciuto. Mi ha detto: "Guarda la serie e capirai". E così mi sono seduta davanti alla televisione con i miei genitori e ho guardato una puntata. Mentre Abby era sullo schermo sono rimasta senza parole. Mia madre fissava il monitor e poi me. Era allibita. Ci ha messo un po' di tempo a riprendersi e un po' di più per distinguere quei tratti somatici che non condivido con Abby. Ma all'inizio mi divertivo a metterla alla prova: le mostravo due foto e le chiedevo quale fosse sua figlia. Lei stava lì a guardare e riguardare. Mi divertivo, povera mamma». Paula, che non sa se ancora desidera incontrare la sua versione statunitense più famosa, ha lavorato come impiegata e ora invece si dedica al disegno, per diversi anni ha frequentato le riunioni Comics, in giro per l'Italia e l'Europa: «Non è un mondo che apprezzo del tutto.
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È molto competitivo e quando si perde il gusto di seguire le passioni in quanto tali, ma lo si fa solo per essere migliori degli altri, la sostanza stessa della passione viene a mancare. Io ho conosciuto tantissimi fan gentili, con cui chiacchierare e che erano felici anche solo di farsi fotografare insieme a me. Poi ci sono i fan-atici. Persone che mi hanno seguito nei bagni, come una signora che mi ha pedinato per un giorno intero, o un bikers che mi ha sfoderato un coltello davanti agli occhi per misurarmi le zeppe. Insomma persone strane ed è anche per questo che da quattro anni non ci vado più». Anche durante l'intervista Paula indossa zeppe altissime: «Altrimenti sarei uno gnomo - risponde sorridendo - Ma la scelta di seguire la moda dark è più profonda e trova radici nella mia infanzia. Alle elementari ero perseguitata da un bullo: aveva il banco dietro il mio ed era solito infilzarmi la schiena con le forbici. Anni bruttissimi ed esperienze che ti segnano profondamente.
Al liceo ho deciso di vestirmi a lutto, finché qualcosa non fosse cambiato in un mondo che uccide la creatività e le anime delle persone». Ma Paula, attraverso il web, ha scoperto che in quel mondo che lei vede nero ci sono storie di un colore e di una luce tali da illuminarlo a giorno: «Una ragazza belga, a mia insaputa, ha aperto una pagina fan che porta il mio nome: Paula Kersey (Sosia of Pauley Perrette) Official Fan Page. Un amico ci è capitato per caso e me lo ha detto; da allora la amministro insieme ad altre persone. Ci seguono 7mila persone e riceviamo tantissimi messaggi. Il più bello quello di una ragazza malata di tumore. Dopo l'operazione, fortunatamente riuscita, mi ha detto che sono stata una delle fonti di coraggio per affrontare tutto ciò. Io non so come sia possibile, ma è stato qualcosa di unico e irripetibile, una storia che mi ha toccato profondamente».
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