Da 4 anni nel container: «Ricostruzione bloccata»
Il dramma della famiglia di Massimo Pellacani agricoltore di San Martino Secchia «Azienda ferma: per vivere vendiamo miele. Un lusso comprare gli alimentari»
Da quattro anni vive in un modulo abitativo rurale di 30 metri quadri insieme alla sua compagna, mentre i suoi genitori abitano in un camper, proprio accanto al container, entrambi posizionati di fronte nel cortile e nell’azienda agricola che hanno riportato gravissimi danni a causa delle scosse di terremoto del maggio 2012. La storia di Massimo Pellacani, imprenditore agricolo in via Livorno tra San Martino Secchia e Cortile, presidente della sezione carpigiana della Confederazione Italiana Agricoltori (Cia) è di quelle che stringono il cuore: il sisma ha distrutto al titolare di quest’impresa una quarantina di arnie, una ricchezza consistente per chi produce miele, oltre ad avere provocato danni al capannone e alla casa che sorge a pochissimi metri dallo stabile dove sono depositati gli attrezzi.
Massimo sta lottando per poter ottenere il finanziamento per potere ripristinare gli immobili e le condizioni economiche della sua famiglia sono gravi. A questo si aggiungono le bollette dell’elettricità del modulo abitativo che toccano importi ingentissimi, insostenibili, pure dopo avere cambiato il gestore dell’utenza. «Confesso che molte volte, a un vasetto di miele venduto corrisponde la nostra capacità di mettere il cibo in tavola – racconta Pellacani – con la moneta che i clienti pagano per il miele dipende la nostra possibilità di mangiare, ma non sempre questo avviene e a volte ci ritroviamo a mangiare il pane raffermo dei giorni precedenti. Pochi mesi dopo il sisma abbiamo dovuto investire i nostri risparmi per ricostruire il laboratorio del miele. Per non parlare di quanto si spende per le bollette: abbiamo cambiato gestore. Da Enel siamo passati a Hera perché come Confederazione Agricoltori abbiamo stipulato una convenzione che ci consente di pagare un importo bloccato pari a 0,015 euro per kw. Nonostante ciò, per il container nell’ultimo bimestre relativo a marzo e aprile di quest’anno ci è arrivata una bolletta di 530 euro. Mentre lo scorso anno per il primo bimestre, con Enel, ci sono stati fatturati 1318 euro per il primo bimestre e 1152 per il secondo. Somme impossibili da affrontare. Il progetto per potere ricostruire il capannone è collegato a quello per riedificare l’abitazione: quest’ultima va demolita per consentire l’avvio dei lavori di cantiere per rifare il capannone. Inizialmente sembrava che il finanziamento per questi lavori fosse stato sbloccato, poi è subentrato un problema di sicurezza che ha inceppato la procedura. In ogni caso non risolverà i nostri problemi di liquidità perché di quella somma, che transiterà su un conto particolare, non vedremo un euro da poter spendere. E continueremo a vivere nel container…».
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