Caso Cardiologia di Modena, il professor Sgura: «Fecero sparire tutti gli studi abusivi»
Il cardiologo della Emodinamica del Policlinico di Modena parla per quattro ore davanti ai giudici per lo scandalo "Camici sporchi": «Li fotografai, c’erano anche molti stent. Era materiale non autorizzato. Un giorno trovai lo scaffale vuoto» Il medico racconta che solo la prof. Modena e il direttore Sangiorgi erano a conoscenza degli studi e delle loro autorizzazioni, alla equipe chiedevano continuamente di arruolare nuovi pazienti. "Per uno studio non autorizzato ricordo che entrava in sala operatoria un americano chiamato Big Jim. Non era del personale medico. Portava un borsone dal quale tirava fuori degli stent da impiantare"
MODENA. Il professor Fabio Sgura - uno dei più conosciuti e stimati cardiologi modenesi - ha parlato per quattro ore davanti ai giudici al processo su Cardiologia del Policlinico sotto la direzione della professoressa Maria Grazia Modena, il caso “Camici Sporchi” che vede imputati quasi tutti i medici del reparto di Emodinamica dal 2009 al 2012 e l’ex direttore Giuseppe Sangiorgi.
Tra i numerosi casi di studi citati da Sgura ne emerge uno che apre inquietanti interrogativi su cosa avveniva nel reparto di Emodinamica: il cosiddetto studio “First In Man”. Uno studio abusivo e sconosciuto, ha spiegato Sgura, che ha coinvolto una ventina di pazienti “arruolati” ma che non risulta essere mai stato autorizzato dal Comitato Etico.
“Big Jim” in sala chirurgica. “First In Man”, come indica il nome, prevedeva l’utilizzo per la prima volta di apparecchiature. Si trattava di interventi “live” (dal vivo) eseguiti nel 2010 ai quali partecipava lo staff, dopo che Sangiorgi aveva organizzato tutto. «Utilizzavamo un pallone Dior 2, già marchiato Ce, che rilasciava un farmaco; poi, se era il caso, veniva applicato uno stent».
A questi interventi “live” hanno partecipato in sala chirurgica figure estranee al reparto: «Ricordo Mark Paquwin detto “Big Jim”, un canadese che entrava con uno borsone contenente gli stent Svelte. A una paziente modenese ne fu impiantato uno. Ho visto Mark quattro o cinque volte, ha partecipato a tre o quattro casi. Lo vedevo col borsone, indossava una camicia diversa dai nostri camici. Questi interventi vennero presentati in uno studio “pilota” del 2011 a un congresso a Parigi da Ahmed Razq, il medico egiziano (del tutto sconosciuto nell’organigramma e abusivo, secondo l’accusa. Ndr)». Sgura ha poi ricordato che “First In Man” entrò in un “pace study” multicentrico europeo. In questo modo si diffuse l’informazione sull’utilizzo dello stent Svelte fino a una pubblicazione scientifica del 2014 .
“Arruolate pazienti”. Un altro aspetto importante chiarito dalla testimonianza di Sgura riguarda la catena di comando. Il cardiologo ha infatti spiegato ai giudici che solo la prof. Modena, direttrice, e Sangiorgi, direttore di Emodinamica e capo sperimentatore, avevano un quadro preciso degli studi in corso e soprattutto delle loro autorizzazioni. «Noi non eravamo informati su nulla di questi aspetti - ha spiegato Sgura - alle riunioni del mercoledì di parlava di aspetti operativi e organizzativi e di singoli studi». Nonostante la sua anzianità condivisa con quella dell’ex “reggente” di Emodinamica, professor Rosario Rossi, Sgura ha riferito di aver lavorato in una équipe professionalmente eterogenea che comprendeva medici strutturati, specializzandi, borsisti, assegnisti. Tutti erano meri esecutori, tutti subivano forti pressioni per “arruolare” sempre più pazienti negli studi; tutti erano in qualche modo intercambiabili nelle varie fasi in cui si seguiva un paziente (intervento, follow up), anche se alcuni erano addetti ala raccolta dati. «Entrava Sangiorgi e ci diceva: “Signori, c’è il materiale. Portate pazienti arruolati”».
Gli studi fantasma. «Eppure - ha raccontato Sgura - si aveva la sensazione che alcuni studi non erano autorizzati. Avevo lavorato a Milano e negli Stati Uniti e in quegli ospedali si facevano 7 o 8 sperimentazioni all’anno. Con Sangiorgi ne facevamo 22». L’impressione di essere coinvolto in qualcosa di “strano” si accentuò con la comparsa di un armadio pieno di stent e poi di uno scaffale con numerosi faldoni di sperimentazioni sconosciute che avvenivano internamente al reparto. «Quando quegli spazi nuovi si sono riempiti, ho voluto fare delle foto che in parte ho condiviso con il prof. Rossi. Le foto sui faldoni le ho portate qui in tribunale (sono acquisite agli atti, ndr). Non era normale quello che stava accadendo. Poi nel marzo 2011 un giorno abbiamo trovato lo scaffale vuoto...»
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