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Tensione in aula, Sangiorgi viene interrotto

Tensione in aula, Sangiorgi viene interrotto

L’ex capo di Emodinamica imputato voleva fare dichiarazioni spontanee. I giudici: «Sono fuori tema»

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Momenti di forte tensione hanno attraversato l’aula dell’ex Cinema Metropol all’udienza di ieri del caso di Cardiologia. Il presidente del Collegio giudice Barbara Malvasi ha fermato più volte alcuni avvocati per le loro domande ritenute non pertinenti oppure repliche di domande già fatte. Ma ha anche fermato per due volte il professor Giuseppe Sangiorgi che voleva fare spontanee dichiarazioni dopo la testimonianza del dottor Stefano Tondi, attuale direttore del reparto di Cardiologia dell’ospedale di Baggiovara che aveva parlato diffusamente di alcuni apparecchi stent e del pallone Dior 2, elementi al centro del caso. Sangiorgi e i suoi avvocati richiamati sono mostrati piccati per il trattamento riservato: a loro avviso le puntualizzazioni dell’ex direttore di Emodinamica, capofila degli imputati, erano importanti per chiarire che gli aspetti tecnici spiegati da Tondi avevano un significato diverso e quindi un peso sulla valutazione complessiva dei capi d’accusa. In effetti, a ogni udienza che passa emerge sempre più il problema di fondo del processo: il fossato che si scava tra il linguaggio altamente specializzato dei cardiologi - spesso medici molto in vista e luminari - e la comprensione del pubblico. È difficile cogliere significato e implicazioni nell’uso di alcuni apparecchi citati per le sperimentazioni, dato che si tratta di strumenti ad altissima specializzazione allora al centro di ricerche. Questo divario linguistico porta gli stessi difensori, che pure hanno studiato la materia, a dover rifare le stesse domande o a inquadrare gli stessi studi da diverse angolazioni per ritagliare cosa era lecito o illecito oppure cosa ha funzionato o no. Il problema è emerso con il dottor Tondi. Questi non parlava da medico interno del reparto di Emodinamica ma come persona informata sui fatti dal suo reparto a Baggiovara. Il caso più importante da lui esposto riguarda una paziente che nel 2009 venne portata a Baggiovara su richiesta della dottoressa Francesca Coppi. «Mi disse che si trattava di una paziente inserita in uno studio “randomizzato” alla quale avevano impiantato un stent e un pallone medicato. Mi chiese di farle una coronografia».

Secondo lui, il motivo era che la Coppi risentiva delle forti tensioni che stavano crescendo al’interno del reparto di Cardiologia e voleva un consulto da un collega esterno.

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