Quando volevano rubarci le figurine...
Maurizio Boschini, ex dirigente Panini, rivela nel volume “Managermakia” come il Museo ha rischiato di finire a Londra
Per la prima volta qualcuno racconta che cosa accadde davvero quando, nel 1991, la Panini nelle mani di Robert Maxwell cercò di cambiare pelle, di dimenticare le sue origini modenesi e di vestire colori anglosassoni. E vedere scritto, nero su bianco, che l’odierno Museo della Figurina rischiò di rubarcelo Londra mette oggettivamente i brividi. Un pezzo di storia della nostra città in mani straniere rischiava di perdere tutto il suo fascino, come passare da un Parmigiano Reggiano a un Parmesan.
Il coraggio porta la firma di Maurizio Boschini, che ha appena pubblicato “Managermakia - la battaglia dei manager” (edizioni Pendragon, 14 euro), ricordando di cosa fu capace un gruppo di 12 dirigenti cari alla tradizione di figurine e coccoina di fronte all’avvento della nuova proprietà. Domani la prima presentazione (ore 18.30, libreria Ubik di via dei Tintori).
«La managermakia - scrive - fu sì la epica battaglia contro la follia al potere di un’impresa, ma fu soprattutto lo scontro con una proprietà che mostrava il volto meno nobile - anzi più arrogante e stupido - del capitalismo». Boschini, classe 1958, laureato in giurisprudenza, ha operato come responsabile delle risorse umane in numerose aziende e multinazionali e come giornalista. In questo spaccato affascinante racconta dall’interno come il sogno di tutti stava per svanire nel nulla. Le pagine che più colpiscono sono quelle del Museo della Figurina, oggi una delle chicche di Modena.
Scrive: «Il Museo, il nostro museo, stava per prendere il volo, figurine storiche che erano patrimonio dell’azienda fatte volare a Londra in qualche forziere. Sì, proprio le figurine storiche, quelle del “Feroce Saladino”, della Perugina, l’introvabile prima collezione della Liebig, il nostro patrimonio stava per essere definitivamente eroso, con pieno diritto di proprietà ma senza alcun rispetto del patrimonio culturale e della nostra storia. Bisognava fare qualcosa. Con le forze a disposizione fu imbastito un inventario e per “le vie brevi” fu fatto pervenire alla Sovrintendenza delle Belle Arti che con una procedura lampo vincolò il Museo della Figurina come “patrimonio artistico nazionale”, impedendo di fatto la sua dipartita all’estero. Quello fu davvero un gran colpo. La vecchia proprietà, in particolare “Peppino” ci fu molto grata, come pure la città (o almeno così ci dissero) che poi prese in custodia questo pezzo di nostro patrimonio alla fine del 1991».
È giusto che Modena sappia questo pezzo di storia, anche solo per rispettare un po’ di più il museo che spesso rischia di essere dimenticato dalla politica nelle soffitte di Palazzo Santa Margherita. Ed è già questo un valido motivo per lasciarsi prendere da queste 158 pagine che si leggono tutte di un fiato.
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