Una disavventura a lieto fine per un capriolo allevato male
«Sono appena tornato da una passeggiata con gli amici e non vedo l'ora di arrivare a casa per mostrare ai miei bambini che cosa ho trovato nel bosco. I miei amici mi dicevano di lasciarlo stare, di...
«Sono appena tornato da una passeggiata con gli amici e non vedo l'ora di arrivare a casa per mostrare ai miei bambini che cosa ho trovato nel bosco. I miei amici mi dicevano di lasciarlo stare, di non prenderlo, di chiamare il Centro Il Pettirosso, ma figurati che cosa ne sanno loro che non hanno mai visto un animale del genere. So io cosa fare: alla peggio guardo su internet».
Inizia così una vicenda realmente accaduta, uno dei tanti esempi di comportamento sbagliato nei confronti degli animali selvatici. Una storia come tante quella raccolta da Piero Milani, il responsabile del Pettirosso, di storie del genere ne sente tante.
«Una volta a casa - racconta quest’ultimo - l'uomo apre lo zaino dal quale spunta la testolina di un piccolo di capriolo che quando vede la luce comincia ad urlare nel tentativo di chiamare in aiuto la sua mamma, ormai lontana. “Perché allora non dargli un poco di latte per calmarlo?” si chiede il padre adottivo dell’animale. Il risultato? Usa il latte in frigo: ovviamente non è adatto ma viene somministrato al povero capriolo a cui va di traverso, provocandogli spasmi respiratori».
Cade nel vuoto l'appello della moglie per riportare l'animale nel bosco: questo signore giustifica la sua condotta dicendo che ormai la madre del capriolo non lo accetterebbe più perché è stato toccato dall'uomo e non riconoscerebbe il suo odore. «Il piccolo, non si sa come, supera i momenti bui che lo hanno visto in difficoltà e impara in fretta a nutrirsi con la vegetazione del giardino di questa famiglia - continua Milani - Sulla testa gli erano spuntate due protuberanze visto che è un maschietto.
Il palco di 15 centimetri del giovane capriolo è robusto e l'animale, che viene lasciato libero nel giardino, tutte le volte che vede persone che frequentano la casa si avvicina e si blocca improvvisamente. Tutti credono che voglia giocare e non capiscono che il giovane ungulato sta solo prendendo le misure e sfida chi si avvicina al suo territorio, come natura insegna».
Un giorno, i figli della coppia tornando da scuola vedono un'ambulanza davanti a casa e vengono bloccati da alcune persone: «Non entrate - avvertono - perché il capriolo è impazzito e ha attaccato i vostri genitori. Il padre ha un polpaccio perforato da un palco e la madre è ferita al braccio».
Un carabiniere risolve la situazione facendo chiamare il centro del Pettirosso.
I volontari si precipitano sul posto per tutelare animale e persone, e una volta arrivati trovano gli inconfondibili segni di un animale che ha ricevuto un’impronta sbagliata dall’uomo, in un’allevamento sull'uomo a seguito di un allevamento illegale e sbagliato.
«Quella persona - conclude Milani - invece di cogliere l'occasione per insegnare ai propri figli qualcosa di costruttivo, come chiamare il Pettirosso per dare al capriolo una vita dignitosa in libertà, riparando all'errore iniziale, ha preferito perseverare nell'errore. Purtroppo quando capitano questi episodi l'animale viene etichettato come impazzito mentre qui il vero pazzo è chi lo vuole allevare stravolgendo le leggi dell'uomo e della natura».
Per emergenze 24 ore su 24: 339 3535192 - 339 8183676 - oppure il 112. (l.s.)
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