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LA NECROFORA A PROCESSO

Funerali venduti: l’Ausl è responsabile

Morti, pompe funebri e mazzette a Baggiovara: l’Ausl ora rischia di pagare i risarcimenti per la necrofora che, secondo la Procura, prendeva denaro per segnalare le agenzie funebri ai parenti appena...

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Morti, pompe funebri e mazzette a Baggiovara: l’Ausl ora rischia di pagare i risarcimenti per la necrofora che, secondo la Procura, prendeva denaro per segnalare le agenzie funebri ai parenti appena morto il proprio cari all'ospedale di Baggiovara e prendeva altro denaro per accelerare la vestizione dei defunti. Lo ha stabilito il giudice nel corso dell'udienza di ieri, aggiornata a metà giugno: il dottor Massimo Annichiarico, direttore generale dell'Ausl della provincia di Modena (rappresentata dall'avvocato Andrea Mattioli) ora al processo è “responsabile civile” ed è quindi considerato potenziale responsabile dei reati della dipendente addetta alle Camere Ardenti di Baggiovara nel caso in cui lei venga condannata per tentata concussione e molestie. Naturalmente si tratta solo di una questione legale. Ai tempi dei presunti reati, il direttore generale all'Ausl era Giuseppe Caroli. In quel caso, sarebbe l'Ausl a rimborsare in solido un eventuale risarcimento del danno.

Tra poche settimane entrerà quindi nel vivo il processo contro A.I., la necrofora di Baggiovara difesa dall'avvocato vera Benini, segnalata in un esposto della Cofim tramite l'avvocato Roberto Chiossi come autrice di gravi irregolarità nei rapporti con i parenti dei defunti in ospedale nel periodo tra il 2009 e il 2010. Morti ancora “caldi” che dietro “ricompensa” venivano indirizzati ad agenzie funebri “amiche”, secondo il pm Maria Angela Sighicelli - il sostituto procuratore che ha seguito le indagini fino al rinvio a giudizio - e morti “caldi” che venivano lasciati raffreddare in fase di vestizione, rallentando così il funerale, a meno che non si allungava una banconota, anche se era suo dovere ed incarico lavorativo fare in modo che tutto procedesse speditamente e al meglio. E' anche accusata di aver impedito l'acceso alla sala mortuaria da alcuni dipendenti di un'agenzia funebre e costingendoli a far intervenire la Coopservice.

Nelle indagini condotte dalla polizia emergono alcuni casi tra le decine di segnalazioni iniziali, ma sono significativi del tenore delle accuse mosse che riguardano un sistema di assegnazione di morti alle agenzie colluse e per procedure dietro pagamento illegale di denaro. Casi di concussione, insomma. L'accusa non ha però prodotto casi compiuti ma solo tentativi.

Carlo Gregori

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