Sette fotografi al fronte per l’esodo dei profughi
Iniziamo un viaggio grazie alle immagini scattate tra Turchia, Macedonia e Grecia per documentare la situazione tra mille rischi e difficoltà
MODENA. Un gruppo di sette fotografi in giro per l'area “calda” dell'immigrazione europea, quella della rotta balcanica tra Macedonia, Grecia e Turchia.
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E' il progetto che fino al 15 giugno sta portando avanti Fondazione Fotografia, presentato da oggi in anteprima dalla Gazzetta di Modena che pubblicherà sul giornale e sul sito www.gazzettadimodena.it le immagini che questi fotografi, in alcuni casi appena trentenni, stanno mandando alla fondazione diretta da Filippo Maggia.
Dall’isola di Lesbo, dove di recente si è recato anche papa Francesco, a Kos, isoletta greca che rischia di soccombere per le migliaia di profughi che arrivano da mesi fino al campo di Idomeni tra Macedonia e Grecia. I fronti sui quali sono impegnati i sette fotografi sono molti e tante sono le immagini che stanno realizzando, non senza difficoltà logistiche, come si immagina: si tratta di Antonio Biasucci, Francesco Radino, Antonio Fortugno, Filippo Luini, Angelo Iannone, Francesco Mammarella e Simone Mizzotti.
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Quest'ultimo, nato a Crema nel 1983 è il professionista che è partito per primo: per dieci giorni è rimasto a scattare a Idomeni, poi si è spostato tra Salonicco e Atene: il suo lavoro si concentra sui segni lasciati a livello umano, antropologico e sociale dal passaggio dei migranti in quelle aree.
Antonio Biasiucci, nato nel Casertano nel 1961, è a Chios e sta scattando sul tema della prima accoglienza dei migranti: queste donne, uomini, bambini devono mostrare mani e piedi ai medici che verifichino non siano portatori in Europa di malattie.
Antonio Fortugno, nato nel 1963 a Novi Ligure, è a Kos dove si sta interessando ai tempi dello spostamento collegati alla memoria delle persone: le sue immagini hanno la doppia valenza di rappresentare, da un lato, la “sparizione” dell'isola attraverso una installazione realizzata in Italia, dall'altro le modifiche fisiche del territorio.
Francesco Radino, fiorentino del 1947, è andato a Lesbos e le sue immagini restituiscono il fascino tra luoghi della Grecia paradisiaca, teatro di vicende storiche e leggendarie, e la situazione odierna.
Angelo Iannone, nato nel 1982 a Piacenza, si è recato a Samos e da qui prende in esame lo stretto di mare che divide Samos dalla Turchia, cogliendo le tempistiche dell'accoglienza e il loro racconto sui media del mondo.
Filippo Luini (Milano, 1982) e Francesco Mammarella, abruzzese di nascita, “sono sguinzagliati” tra le isole Agathonisi, Symi, Pserimos e Kalymnos. Il progetto di Mammarella prende in considerazione il fatto che in questo ultimo anno su queste isole ci sono stati più profughi che abitanti e così il pnorama ne è stato totalmente stravolto; Luini infine sta dando vita a una installazione fotografica sul tema di partenza e arrivo, albe e tramonti. Il lavoro, che si concluderà il 15 giugno con il rientro in Italia di Biasutti, ha visto l'interessamento dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e darà vita, a Modena, alla mostra “Da Lesbos a Kos. Cronaca di un esodo” ed è anche in preparazione un film documentario inedito. Attualmente nessuno in Italia, e forse neppure in Europa, ha dato vita a un progetto con tale ampiezza di mezzi: un particolare da tenere presente quando nascerà in città il nuovo Polo dell'immagine.
Certo con questa idea la fondazione sta facendo un lavoro a metà tra la documentazione giornalistica e l'attività artistica: «Questo conferma - spiegano i responsabili del progetto modenese - conferma quanto oggi sia importante e universale il linguaggio delle immagini, e quanto responsabile nonché consapevole debba essere il suo utilizzo. Fondazione Fotografia Modena, seguendo le indicazioni ricevute dal proprio comitato scientifico, vuole dedicare la prima missione fotografica alla documentazione di quanto sta avvenendo in quella parte di mondo».
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