Gazzetta di Modena

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Modena, notte da sogno di un... vagabondo

di Arianna De Micheli
Modena, notte da sogno di un... vagabondo

Grande successo per la notte bianca di Modena. Centro storico mai così pieno per questo evento. La rivivamo attraverso questo racconto  Il racconto via instagram con le vostre foto e #Nessundorma

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MODENA. Di tutte le edizioni sin qui svolte, quella andata in scena in questo 2016 è stata sicuramente l'edizione più riuscita e coinvolgente dei Nessun dorma di Modena. La notte bianca ha fatto veramente registrare il tutto esarutio in ogni angolo del centro storico. Grande coinvolgimento per i modenesi, e dei tanti arrivati dalla provincia e dai capoluoghi vicini, per vivere una notte che riesce a creare un'atmosfera unica.

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Il gran finale ha poi visto Piazza grande gremita all'inverosimile per il concerto di Luca Carboni. ma  erano in tantissimi lungo le strade principali e in ogni luogo in cui erano stati organizzati i 150 eventi del Nessun dorma 2016. La rivivamo con questo racconto - tra cronaca e fantasia - di i Arianna De Micheli

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. Di solito è la fame a svegliarlo. Stasera è una nota blues indisciplinata. Da quella posizione, strategica, riesce a vedere l'ingresso, in via Mondatora, del mercato Albinelli. È aperto e questo non gli torna. Dicono che i cani siano inconsapevoli del tempo che passa, ma per quanto ignori l'ora sa che i cancelli dovrebbero essere chiusi.

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Invece è tutto un gran fervore di opere e d'intenti. Diverso da quello cui è abituato di primo mattino. Inusitato, giocoso. Se non sapesse che gli umani sono sprovvisti di coda giurerebbe di averli visti scodinzolare. Prima di appisolarsi ha rimediato una discreta dose di culatello e persino un tentacolo di piovra cotto a puntino. Il tentativo del suo amico fruttivendolo di convertirlo agli spiedini di frutta fresca è fallito.

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L'entusiasmo con cui i bipedi fanno man bassa di fragole infilzate lui proprio non se lo spiega. Nel frattempo l'usta sonora - incanto jazz firmato Davide Fregni Trio - si è fatta gagliarda tanto da distrarlo dalle esigenze del suo stomaco.

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A differenza della maggior parte dei suoi simili lui ama la musica, soprattutto i suoni ancestrali del didjeridoo, del kelphorn e dell’hang di Riccardo Moretti (TribalNeed) che in corso Canalchiaro lo faranno ululare come se non ci fosse un domani. Inoltre sa ascoltare. Senza dubbio annusare l'anima di un uomo è più semplice che comprenderne l'eloquio. Però anche in questo ormai se la cava.

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«Stanco? Fai te! Macché primavera! Sono le primavere… troppe, te lo dico io - e il suo tartufo fiuta un longevo effluvio di dopobarba alla lavanda - Caro mio, siamo di una generazione che fa sempre quello che dice. Finché duriamo… Va là zio, ti porto a vedere ben altri ruderi. Dove? Perbacco, in San Pietro. Hanno trovato l'originaria chiesa duecentesca. Dai che sono quattro passi. A lustrarti gli occhi a palazzo Schedoni ci sei ben andato…». Palazzo Schedoni alias Hotel Canalgrande.

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Costruito dai Canonici Regolari lateranensi nel 1530. Edotta dai ragazzi del liceo Venturi, lo raccontava nel tardo pomeriggio l'elegante signora bionda. Ai suoi piedi, una piccola palla di pelo ben pettinata guardava in tralice il randagio. Chiaro il messaggio: «Io sono un canis lupus familiaris linneaus. Tu puzzi di strada. Vattene». Può succedere che in una tiepida notte di maggio in cui nulla è impossibile il canis familiaris di Alfonso IV duca di Modena, reincarnato in un meticcio reietto, varchi la sontuosa soglia di un albergo quattro stelle per poi sedersi composto di fronte al ritratto del proprio padrone. Peccato che l'illusione duri quanto uno scambio di battute tra una moglie entusiasta - «tesoro, questo posto è magnifico! Prendiamo una camera» - e un marito perplesso.

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Ed ecco che il vagabondo, recuperati i consueti logori panni, è ancora una volta un'ombra in fuga costretta a schivare migliaia di scarpe, inquietanti sputafuoco, nostalgici innamorati di Peggy Sue, 10 marinai in cerca di un imbarco. E ancora incantevoli abat jour in carne e ossa (al secolo Ilaria, Hanta, Simona, Elena, Amalia), tre angeli caduti chissà da quale cielo, strane creature appollaiate su zampe chilometriche. «I trampolieri del Cirque du Soleil!» strilla un soldo di cacio. Che ci fa ancora in giro il piccoletto? È buio - anche se a ben guardare mai città fu più fulgida - e i cuccioli dei bipedi, con quel chiodo fisso dell'uomo nero, sono tutto fuorché capitani coraggiosi.

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Eppure eccoli spuntare ovunque inseguiti da padri che faticano a tenere il passo. «Dai Papà! Fai come Lino il fagiolino che non si arrese. Al Noviark arriva la mongolfiera. Devo affidarle la lettera per Babbo Natale. Così poi lui mi porta i regali in anticipo». Aiuto. Meglio cercare un taxi. Sono infatti loro, i tassisti, i perfetti compagni di strada. Che però sembrano scomparsi nel nulla, anzi nel tutto. Il randagio non può sapere che Samuele, Filippo, Alessandra... (15 in tutto) oltre a destreggiarsi abili nel traffico sanno anche guidare con cognizione di causa gli amanti dell'arte alla scoperta delle meraviglie estensi. Frastornato, si ferma a riflettere, cosa che ogni tanto capita anche agli umani.

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«Modena è floridissima» pensa. Un pensiero che già fu di Cicerone - «firmissimam et splendidissimam populi Romani coloniam» - nonché speculazione sorprendente per una mente canina. Miracolo della notte bianca. Una notte capace di trasformare una città fino a qualche giorno prima fredda, bagnata e incattivita in un luogo sublime da respirare con ognuno dei cinque sensi. Forze dell'ordine in assetto da guerra, ragazzi che urlano, bagagli impacchettati con la disperazione. Tutto evaporato come un brutto sogno. Ma forse è lui che sta ancora sognando. Piazza Grande è satolla.

“Bologna è una regola” canta Luca Carboni. Convinto che sia un inno alla mortadella il cane annuisce soddisfatto. Poi fiuta la solitudine di un uomo seduto in un angolo. Si avvicina, appoggia il muso sulle sue ginocchia. E insieme aspettano l'alba nello stupore del mondo.

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