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la tragedia di CAMPOGALLIANO

Ciclista travolto e ucciso, famiglia pronta alle denunce

Ciclista travolto e ucciso, famiglia pronta alle denunce

CAMPOGALLIANO. «Di certo faremo causa contro il camionista che guidava il mezzo contro cui si è scontrato mio cognato. E valuteremo se sarà opportuno adire le vie legali anche contro chi deve...

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CAMPOGALLIANO. «Di certo faremo causa contro il camionista che guidava il mezzo contro cui si è scontrato mio cognato. E valuteremo se sarà opportuno adire le vie legali anche contro chi deve vigilare e ripristinare quell’incrocio affinché sia sicuro». Sono profondamente addolorati Barbara Aguzzi e Stefano Croci, sorella e cognato di Massimo Aguzzi, il 44enne di San Martino in Rio investito e ucciso da un tir mentre stava percorrendo, sabato mattina, in sella alla sua bicicletta, via San Martino all’altezza dell’incrocio con via per Reggio. Hanno intenzione di ottenere giustizia e verrà fatta una perizia per ricostruire l’accaduto. «Massimo aveva diversi amici: si stanno organizzando per fare una raccolta fondi in sua memoria», aggiunge Stefano imprenditore agricolo, che, con la moglie Barbara, vive a Quara di Toano, sull’Appennino reggiano. Anche Domenico Sanfelice è terribilmente rattristato per la morte di Aguzzi, suo grande amico, al quale aveva parlato appena 10 minuti prima dell’incidente.

«Sabato mattina Massimo mi ha telefonato alle 11.37, mentre io ero al Conforama con la mia famiglia, a Campogalliano – dice Domenico – mi ha chiesto dove fossi e mi ha detto che mi avrebbe raggiunto. Poi, vedendo che non arrivava siamo tornati a casa, trovando la strada sbarrata durante il tragitto. Solo quando, intorno alle 15 di sabato, mi ha telefonato Barbara, la sorella di Massimo per dirmi quanto era successo, ho realizzato che si trattava del suo incidente. Io l’avevo conosciuto 7 anni fa: era una persona splendida e ci vedevamo molto spesso». Anche i vicini di casa sono increduli di fronte alla tragica notizia. «Mi aveva salutato sabato – racconta Mario Dallari, che abita in via Casoni, a Gazzata, di fianco alla casa del 44enne che faceva l’operaio al gruppo Ama - dicendomi che ci saremmo rivisti a mezzogiorno. E invece così non è stato». Sull’incidente interviene anche Marco Rubbiani di “Progetto Campogalliano” per ricordare come negli anni non si sia fatto nulla per accelerare la costruzione della rotonda per «rendere meno pericoloso l’incrocio. Analizzate le voci di costo presunte, ci chiediamo come è possibile che questa opera pubblica evidentemente necessari richieda investimenti così onerosi». (s.a.)

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