Gazzetta di Modena

Modena

«Automotive, ogni anno mancano 130 ingegneri»

di Serena Arbizzi

«Le aziende ne richiedono 380 ma dall’ateneo ne escono solamente 250» Caiumi: «Il rapporto fra imprese e università deve essere ampliato e migliorato»

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Trasformare la città in un’Academy dell’automotive, consolidando sempre più la leadership della città nell’ambito della Motor Valley a livello regionale, italiano ed europeo, consacrando ulteriormente la facoltà di Ingegneria e il Tecnopolo come centri di eccellenza. Questo uno degli obiettivi che si sono prefissati i protagonisti dell’incontro di ieri presso il Tecnopolo del dipartimento di Ingegneria Enzo Ferrari, organizzato da Confindustria insieme a Camera di Commercio, Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e Fondazione Democenter in collaborazione con Regione, Comune e università, dal titolo “L’Emilia dei motori, un modello per la crescita”.

Qui è stata presentata in anteprima una ricerca realizzata da Alix Partners sul settore. Nel dettaglio è emerso come nel 2013 il comparto automotive a Modena abbia prodotto nel suo insieme un fatturato di 7,3 miliardi di euro, di cui 6,6 riconducibili ai cinque grandi brand, conosciuti e osannati su scala mondiale: Ferrari, Maserati, Alfa Romeo, Cnh e Pagani, e i rimanenti 0,7 dovuti all’esercito della subfornitura che nella nostra provincia conta circa 190 aziende.

«Non è un caso che Fca abbia scelto Modena per il rilancio di Alfa Romeo – ha esordito Valter Caiumi, presidente di Confindustria – Con questo convegno abbiamo cercato di interpretare la terra di motori, grande ricchezza del nostro territorio, e di innestare il primo passo di un confronto costruttivo per valorizzarla ulteriormente. Con questa ricerca intendiamo tra l’altro mappare la filiera dell’automotive e delinearne la portata economica, coinvolgere un campione significativo di imprese per identificare iniziative di miglioramento e superare i gap. Gli spunti di riflessione sono interessanti: ad esempio il rapporto tra imprese e università va ampliato e migliorato. Per l’indotto c’è la necessità di un maggiore accesso alle fonti di finanziamento». Paolo Cavicchioli, presidente della Fondazione Crmo, ha ricordato poi come l’ente che rappresenta continuerà a sostenere anche la formazione post laurea per favorire l’inserimento dei giovani nella ricerca universitaria, ad esempio con borse di studio per percorsi formativi di dottorato. Giacomo Mori, managing director di Alix partner, è entrato nel vivo della ricerca, illustrandone i dettagli e ricordando che il settore, in Emilia e in particolare a Modena, ha un indotto di oltre 190 aziende per un totale di 11mila addetti. Due, in particolare, le sfide per l’immediato futuro, ricordate da Caiumi e analizzate da Mori. La prima è quella di colmare il divario tra l’offerta proveniente dall’università e la domanda di figure specializzate. A livello locale, infatti, il fabbisogno medio di risorse umane da parte degli Oem (Originale equipment manufacturer), le aziende del settore, è di 380 figure. L’offerta dei laureati Unimore è di 130, con un gap quindi di 250. Le figure più richieste sono i progettisti meccanici: 156, quelli richiesti dal mercato, contro i 50 che sono formati da Unimore. A questo riguardo sono stati illustrati diversi spunti formativi. La seconda sfida è quella di attrarre finanziamenti pubblici e privati. Alcune potenziali iniziative di miglioramento potrebbero essere: progetti di ricerca tra aziende e università, il potenziamento delle infrastrutture universitarie, con laboratori, sale prova e l’accesso ai finanziamento per le aziende dell’indotto con strumenti quali bond di filiera e private-equity.

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