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Elle, artista del bouquet che fa parlare i fiori

di Maria Vittoria Melchioni
Elle, artista del bouquet che fa parlare i fiori

Grande studiosa del linguag- gio dei fiori è Elle Ionascu, floral artist titolare da undici anni dell' omonimo laboratorio floreale a Castelfranco.

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In epoca Vittoriana era il codice attraverso il quale colloquiavano gli amanti. Nel Medioevo era un modo per poter insegnare virtù morali anche a chi non sapeva leggere. I giapponesi, già parchi di parole, ne hanno fatto un idioma completo, che esprime con la sola presenza, molto più di qualsiasi discorso. Stiamo parlando del “Linguaggio dei Fiori” o florigrafia, il complesso formulario espressione dei sentimenti più reconditi, ormai caduto in disuso tranne per certe ricorrenze, divenute, purtroppo meramente commerciali. Grande studiosa del linguaggio dei fiori è Elle Ionascu, floral artist titolare da undici anni dell'omonimo laboratorio floreale a Castelfranco. Una predestinata dato che Elle è figlia di due floricultori e all'anagrafe è Lacramioara che in rumeno significa “mughetto” che a sua volta indica l'affidabilità di una persona e anche il ritorno della felicità dopo la sofferenza. «Sono nata tra i fiori - racconta Elle - tutta la mia esistenza è stata scandita dalla stagionalità delle colture di queste affascinanti creature del regno vegetale e se dovessi dire quale sia il mio fiore preferito, sarei davvero in imbarazzo perché li amo tutti indistintamente. Anche i più “scorbutici” con spine e rovi hanno il loro fascino, ma se proprio fossi costretta a dirne uno, opterei per l'orchidea». Sfogliando il dizionario dei fiori, scopriamo che l'orchidea significa “dedizione completa”, l'amore più supremo. «La prima ad introdurre il linguaggio dei fiori in Europa nel Settecento - racconta Elle - è stata la moglie dell'ambasciatore inglese a Costantinopoli, Mary Wortley Montagu che, al suo ritorno nel Regno Unito, incantò la corte di re Giorgio I con i suoi racconti relativi alla “Selam”, l'usanza turca di attribuire significati simbolici non solo agli oggetti ma anche a frutti, piante e in particolare ai fiori. Le sue lettere furono pubblicate nel 1763 dando il via a quel filone letterario noto in seguito come “Flower Books” che tanto successo ottenne durante il lungo regno della regina Vittoria». Nell'Ottocento, infatti, divenne prassi affidare ai fiori il delicato compito di comunicare sentimenti impronunciabili e di conseguenza la figura del fioraio assunse un ruolo di confessore e dententore dei segreti più intimi di tanti amanti. «Quando mi commissionano un bouquet, cerco sempre di comporlo seguendo il codice segreto dei fiori - prosegue la nostra floral designer - compensibilmente a volte non è possibile, ma trovo che sia un tocco in più molto romantico». Nonostante il significato dei fiori sia stato dimenticato nella sua completezza, tutti sappiamo che le rose rosse vengono regalate a profusione soprattutto nel giorno di San Valentino perché simboleggiano l'amore passionale, che quelle bianche indicano un cuore che non ha ancora conosciuto l'amore fisico e per questo sono indicate per i bambini, che quelle gialle sono le più vituperate perché indicatrici di gelosia e tradimento, nonostante la variante “tea” fa sapere all'amato che non verrà mai dimenticato, nonostante tutto. Per anni nominare i “fiori d'arancio” equivaleva a dare la notizia di un matrimonio (questi profumatissimi fiori alludono alla castità e sono da tempo immemore di buon auspicio per la fertilità, quindi sono ritenuti i migliori messaggeri da porre all'interno di un bouquet da sposa), per non parlare dei partiti politici che spesso hanno attinto dal dizionario vegetale simboli e slogan per supportare il proprio credo come ad esempio il garofano rosso del partito socialista è erede dell'iconografia rivoluzionaria francese, epoca in cui simboleggiava la dignità, la virtù e la nobiltà d'animo (anche se a dire il vero erano nobili francesi che salivano alla ghigliottina a portarlo all'occhiello). Napoleone in seguito lo scelse per decorare i nastri della Legion d'Onore.

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