Ricky Portera: «La mia chitarra gli Stadio e Lucio sognando Vasco»
«Ho sempre desiderato suonare per il Blasco Nella mia musica adesso prevale la rabbia»
MODENA. Alla fine è solo una chitarra, pezzi di legno assemblati a cui sono agganciate sei corde. Piò o meno prestigiosa, più o meno costosa, acustica o elettrica, è solo una chitarra. Ma su quelle sei corde scivolano le mani, scivolano la bravura e gli stati d'animo di chi la suona. Assorbe gioie e dolori e diventa l'irrinunciabile compagna di una vita. Com'è stato per Ricky Portera, uno dei più grandi chitarristi italiani, uno che su quelle sei corde ha fatto scorrere una bravura straordinaria che l’ha portato sui palchi più prestigiosi accanto ad artisti che hanno fatto la storia della musica italiana come Lucio Dalla. E' stato il chitarrista degli Stadio, i recenti vincitori del festival di Sanremo. Ma lui all'Ariston non c'era. La chitarra gli ha dato fama e gloria, ora esprime la rabbia di chi non accetta le ingiustizie. Ricky Portera, 62 anni, nato a Messina, ma trapiantato a Modena e residente a Nonantola dove vive con le sue due figlie che hanno scelto di rimanere con lui dopo la separazione dalla moglie, è stato uno bad boy della chitarra. Lo incontriamo da Lenzotti per un clinic. La classe non è acqua: sound bellissimo, tocco magistrale, tecnica sopraffina. Ma le sue chitarre non suonano più rift dolci e sofisticati, urlano rabbia.
«Sì, è vero. Sopporti, poi succede qualcosa e ti svegli. E ti rendi conto che nel 2016 non può esserci gente che dorme senza un tetto. Poi accendi la tv e ti chiedono due euro per cause umanitarie e intanto nel calcio girano milioni su milioni anche per chi sbaglia. Già chi sbaglia non paga. Come i politici. Vivono col nostro sangue, mentre dovrebbero proteggerci. Non ce la faccio più a vedere che c’è chi ride sulle spalle della gente. Fino quando riesci a mettere qualcosa in tavola per i tuoi figli ok, ma poi? Nella mia musica ora esprimo questi concetti e Fottili, il mio album, è un invito alla gente a svegliarsi».
«Anche suonare è diventato difficile. Per i costi. Un gestore di un piccolo pub per organizzare una serata sborsare minimo 2mila euro. Non è accettabile e i musicisti stanno a casa. E allora suonano gli avvocati, i farmacisti, i macellai che lo fanno gratis. Ma la musica la sanno fare i musicisti. Non vai da un salumiere a toglierti un dente. La musica costa anche a chi la fa. Io ho guadagnato, ma poi ti parte tanto in tasse e in spese: gli alberghi li paghi, i viaggi li paghi. Guadagni solo quando arrivi ai livelli di Dalla, quando i guadagni sono talmente alti che puoi sostenere le spese. Noi manovali della musica diamo e non riceviamo: sono il più povero dei chitarristi».
Cosa è stata per te le musica?
« Mi ha dato tanto e mi ha tolto tutto. Sei sempre in giro, lontano. Hai anche delle colpe, io mi sono separato dalla moglie, ma evidentemente ho saputo dare qualcosa alle mie figlie che hanno scelto di vivere con me. Sono orgoglioso come padre e come uomo. Non è stato facile, quando erano piccole, far loro capire che il papà per lavorare doveva stare via per molto tempo. Ora, per fortuna, capiscono. La musica ti dà la forza di dimenticare, quando sei con la tua chitarra entri in un mondo tuo. Ma ti fa perdere gli amici che non ti chiamano più perchè non ci sei mani. Trascuri tutti e resti solo. E sfatiamo anche un altro mito, quello del musicista con una donna in ogni porto. Quando arrivi a suonare il campanello, c’è spesso un altro al tuo posto».
Lucio Dalla e gli Stadio?
«Lucio è stato un amico e un nemico, un Caino e un Abele. Aveva grande potere e sapeva raggiungere i massimi livelli di sgradevolezza. Ma è stato bello dedicargli “Una sera con Lucio”, il lavoro fatto assieme ad Alberto Radius: io a ricordare Dalla, lui Battisti. Gli Stadio hanno rappresentanto un grande momento, ma io non accetto compromessi e non ho rimpianti di aver abbandonato il gruppo. Che è la monarchia di Curreri. In ogni disco, in ogni lavoro, non c’è mai solo uno è sempre il frutto di un insieme. Poi io sono un ribelle? Mangio solo i cibi che mi piacciono e ho vissuto nel terrore di rubare la scena a qualcuno. Non puoi. Avessi accettato compromessi avrei potuto mettere la mia chitarra in dischi importanti, restare con gli Stadio. Ma sono così e non cambierei nulla della mia vita».
Il momento top?
«Ogni giorno è un momento top. Uno dei più belli il concerto con gli Stadio a Copparo davanti a 7 paganti».
Il tuo pensiero sul mondo musicale italiano.
«Faccio presto. In America crescono a pane e rock’n roll, noi a pane e cipolla. Loro suonano quello che vogliono, noi quello che ti impongono. Ora vanno i talent: bene, se vinci ti mungono, se perdi sarai sempre un perdente. Non va. La musica si fa dal vivo, sui palchi veri anche quelli delle sale da ballo su cui ho suonato per 12 anni dalle 10 di sera alle 5 del mattino. Purtroppo arrivano messaggi sbagliati».
E cosa diciamo del chitarrista sciupafemmine?
«Il chitarrista è sempre la star della band. Tutte cercano il chitarrista. Preciso: le “fighette” cercano il chitarrista, quelle che vogliono sposarsi il tastierista e il bassista e quelle un po’ più cariche il batterista».
Progetti attuali?
«Collaboro con un artista marocchino Saad Lamjarred che spopola su Youtube. Mi piace il mondo musicale arabo perchè rispetta la musica e i musicisti».
E il sogno?
«Suonare per Vasco Rossi. Siamo stati anche vicini, ma non è successo. Io quel sogno ce l’ho sempre».
A SCUOLA DA BONONCINI CON VASCO ROSSI
Ricky Portera inizia a suonare a 8 anni e a 9 è già a lezione dal mitico maestro Bononcini di Modena che vanta anche un altro grande alunno: Vasco Rossi che di anni ne ha 12. Ricky e Vasco partono insieme ma la loro strada si incrocerà solo quando Portera scriverà per lu Una nuova canzone per lei (1985). Porterà inizia nel uglio 1969, quando entra a far parte dei Club72, gruppo nato alcuni anni prima a Castelfranco. Fonda con Gaetano Curreri gli Stadio. Lo sceglie Lucio Dalla, è stato anche chitarrista di Ron e altri autori italiani come Eugenio Finardi e Loredana Bertè di cui era innamoratissimo. Lucio Dalla ha scritto e dedicato a Portera il brano Grande figlio di puttana, che divenne, nel 1982, il primo grande successo degli Stadio. Lascia di Stadio e collabora con Nek, Massimo Bozzi, Robert & Cara. Affianca Paola Turci al festival del 1996 e dieci anni dopo è il chitarrista si Anna Tatangelo per il brano Essere una donna sempre a Sanremo. Nel 1990 debutta col primo album poi tornerà al fianco di Dalla in studio e dal vivo. Nel 2007 esce il secondo album solista che rivede insieme gli Stadio (Pezzoli alla batteria, Costa al basso e Gaetano Curreri). Cittadino onorario di Mistretta (Messina), è uno dei grandi protagonisti del CD live “La notte della chitarre” . Ancora da solista pubblica l’album Fottili e realizza Una serata per Lucio (Battisti e Dalla) insieme ad Alberto Radius. E’ promotore dell’iniziativa Sulla Via Emila con Woodstock che si terrà a breve a Modena. «Perchè i ragazzi devono conosconscere la storia della musica vera». Il suo idolo è il chitarrista Jeff Beck.

