Modena: trova il fratello morto d’infarto Disperato, si spara al cuore
Paolo e Giulio Delfini, medici ultrasettantenni, abitavano da soli nella grande casa di famiglia in Rua Muro a Modena Il malore fatale del primo ha gettato nello sconforto l’altro che si è ucciso lasciando un biglietto
MODENA. Una tragedia familiare straziante ha turbato ieri mattina Rua Muro e Piazzale Degli Erri in centro storico. Nell’arco di poche ore sono morti due fratelli medici, dirigenti di Villa Igea, molto conosciuti in città. Il primo, Paolo Delfini , 75 anni, colto da infarto vicino al suo letto; il secondo, Giulio Delfini, 74 anni, si è tolto la vita con un colpo di pistola.
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Un gesto dettato dalla disperazione e dall’incapacità di vedere un futuro senza il fratello con il quale viveva in simbiosi da sempre. Quando sia avvenuta la duplice tragedia, lo stabilirà il medico legale incaricato dalla Procura. Ieri non c’era alcuna certezza perché il ritrovamento è avvenuto ore dopo.
Erano le 9.30 e la collaboratrice domestica dei Delfini è entrata nel portone di Rua Muro 21, il palazzo seicentesco dei due fratelli medici. Loro occupavano da sempre il primo piano, un appartamento nobile di alcune centinaia di mq. Il portone però non si apriva.
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La colf allora ha chiamato una persona di fiducia che è arrivata con altre chiavi ma il portone dell’appartamento era bloccato dall’interno. Alle numerose scampanellate, i due fratelli non rispondevano. Era sicuramente accaduto qualcosa di grave: i due Delfini erano famosi per la loro precisione e metodicità.
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Intorno alle 10.30 i vigili del fuoco, avvicinatisi alla facciata con un’autoscala, sono entrati da una finestra al piano superiore. Appena hanno visto i due corpi immobili hanno avvisato la Questura che ha mandato due pattuglie della Squadra Volante della polizia. Gli agenti hanno avvisato subito il magistrato di turno. La scena era impressionante. Paolo Delfini era a terra accanto al suo letto. Sotto la testa un cuscino, forse messo per tenerezza dal fratello Giulio appena capito l’accaduto. Nell’altra stanza da letto, invece, Giulio, senza vita, seduto su una poltrona. Si era sparato un colpo al cuore con una pistola (regolarmente registrata).
Vicino al corpo, un foglietto vergato in fretta. Poche righe per raccontare la sua disperazione di fronte alla perdita del fratello e per giustificare la decisione di togliersi la vita. Secondo la ricostruzione più attendibile, insomma, Paolo Delfini - cardiopatico - è morto colto da infarto e il fratello Giulio sconvolto dalla scoperta si è tolto la vita. La doppia tragedia è avvenuta nell’ambito di una relazione fraterna di simbiosi vera e propria. I Delfini vivevano insieme in quell’appartamento dalle grandi stanze, in una solitudine che rasentava l’isolamento. Erano vissuti gran parte della loro vita con la madre, la loro figura di riferimento. La scomparsa della madre, avvenuta nel gennaio 2000, li aveva chiusi al mondo.
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Anche la morte del loro amato cane, l’unica presenza in quella casa, li aveva spinti a rapporti sempre più essenziali con i vicini e con i colleghi: i due fratelli erano infatti presidente (Giulio) e vicepresidente (Paolo) della società di Villa Igea, clinica fondata dal padre Corrado nel 1937. Paolo si era ritirato dalla professione medica; Giulio no, gestiva ancora la sua carica con piglio e decisione come sempre, ricorda chi gli era più vicino.
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La loro vita era scandita come un orologio. Ogni mattina la messa in Duomo o in Sant’Agostino, il giro a piedi, il saluto ai vicini, un meticoloso controllo dei beni. «Erano così precisi che ogni mattina alle 7 in punto spalancavano le persiane sulla strada», racconta una conoscente. La cura dei beni era tale che in gennaio avevano acquistato i due negozi sotto il portico di casa per unificare la proprietà dell’edificio. Eppure non avevano amici. Casa loro era frequentata solo da collaboratrici che cambiavano spesso perché, si racconta, erano molto esigenti sulle pulizie. Con i vicini il loro rapporto era quasi solo formale. Paolo, malato, non salutava neanche più chi incontrava; Giulio spendeva poche parole. Questa progressivo isolamento probabilmente spiega il gesto disperato di Giulio alla scoperta della morte di Paolo: lo aspettava un vuoto senza fine. L’inchiesta sulla loro morte è appena iniziata; indaga la polizia. Il funerale sarà fissato solo nei prossimi giorni, al termine dell’autopsia.
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