Gazzetta di Modena

Modena

I 400 incendi dolosi del processo Aemilia

di Gabriele Farina
I 400 incendi dolosi del processo Aemilia

Ieri la testimonianza dei carabinieri. E spuntano anche giri di fatture fasulle che conducono a Cpl

2 MINUTI DI LETTURA





False fatturazioni, incendi, minacce. Si è incentrata su questi temi la testimonianza del maresciallo Camillo Calì ieri in tribunale di Reggio, al processo Aemilia.

Calì è il secondo testimone che ricostruisce la genesi delle indagini sulle infiltrazioni della ’ndrangheta, dopo l’ex comandante dei carabinieri di Fiorenzuola d’Arda ora trasferito ai ros di Catanzaro, Andrea Leo.

Ieri si è parlato di operazioni fiscali particolari e anche in questa vicenda è spuntato il nome di Cpl. Calì ha premesso che le indagini hanno preso spunto dall’inchiesta Grande Drago, conclusa nel 2005, che stabilì come già negli anni 2000 era presente una cellula della ’Ndrangheta originaria di Cutro che spaziava tra Piacenza, Parma, Reggio. Indagando le «dinamiche evolutive» di questa inchiesta «si è ricostruito un vasto giro di fatture false», che in un caso avrebbero coinvolto anche la Cpl Concordia.

Si è parlato anche delle indagini sugli appartenenti alle forze dell’ordine: Maurizio Cavedo, della stradale di Cremona, arrestato nel 2014 per spaccio internazionale di droga e che sta scontando una condanna a 10 anni in un carcere venezuelano. «Una persona che ha fatto la scelta sbagliata». Dalle carte del Tribunale di Bologna emerge che «partecipa mettendosi a disposizione del sodalizio criminale» mentre era sovraintendente, agendo come consigliere del Consorzio Edil Stella. Due gli esempi citati dalle carte (e non durante il processo): la Cucirini Rama di Concordia (dove lavorano noti personaggi...) e la Torri Solare di Quinzano d’Oglio (Brescia). «Il giro del consorzio si attestava intorno al milione di euro», ha detto Calì. Il documento a cui si riferisce il maresciallo è un diario ritrovato nell’abitazione di Cavedo dopo una perquisizione. In pratica, Cavedo avrebbe «partecipato alle ‘frodi fiscali», emettendo false fatturazioni e ricevendo bonifici di denaro. I soldi sarebbero poi stati suddivisi »in direzioni di ulteriori società riconducibili al sodalizio criminale». Tra le vie di fatto rientrerebbero violenze e atti intimidatori. «Dalla provincia di Piacenza sono arrivati alle porte di Modena e nel territorio si sono verificati quasi 400 incendi», ha ricordato. A settembre 2009 prende fuoco l’auto di un imprenditore piacentino. «Era una notte di fine estate - ha ricordato Calì - e alcune persone sono entrate in una villa con quaranta chili di benzina, divisi in due taniche, e una miccia». Citando ancora Calì, «non si parla di appalti pubblici, ma di lavori privati». Dalle intercettazioni spuntano altre relazioni e altri particolari. Testimonianze che andranno a costituire una parte del puzzle davanti al tribunale. Poca la gente, men che meno modenese, che segue le udienze. Alcuni ragazzi di Libera, qualche interessato e tanti spazi vuoti.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google