Maxitruffa a Modena, processo troppo lungo: prescrizione per i 2 avvocati imputati
Processo di sei anni con quattro giudici diversi e venti udienze per il caso di maxitruffa di compravendite immobiliari: prosciolti i due avvocati Messori Roncaglia padre e figlio di Modena per il raggiro su un terreno ceduto più volte e il caso della loro ignara praticante legale “firmatutto”. Inutile lo sprint dell'utlimo giudice che pure è arrivato a sentenza: in appello tutto sarà prescritto. ventimila euro complessivi di provvisionali per pedite di oltre 200mila euro
MODENA. A dieci anni dai fatti e dopo sei anni e 20 udienze di dibattimento, è finito azzoppato il processo all'avvocato Giancarlo Messori Roncaglia, a suo figlio Francesco e ad altri imputati per la presunta maxitruffa di un terreno venduto più volte e per la società intestata a una ignara praticante nel suo studio, ora parte civile.
I prescritti e i puniti. Uno dei processi più complicati e importanti si è infatti chiuso con la prescrizione per l’avvocato modenese 79enne e per il figlio Francesco, dato che entrambi risultano incensurati, mentre è stato condannato al risarcimento il contabile parmigiano, oggi pentito sotto protezione, Paolo Signifredi, recidivo. Pene per i reati minori: l'avvocato Francesco Messori Roncaglia (figlio) condannato a un anno, Nicola Bonfrate, manager parmigiano al centro di casi di reati finanziari, condannato a un anno e 4 mesi, di nuovo Signifredi condannato a un anno, Leonardo Porcella, altro manager parmigiano, condannato a un anno e 4 mesi; tutti condannati per la creazione di una società fittizia intesta alla praticante e poi “spremuta”.
Il giudice Andrea Scarpa ha anche fissato le provvisionali: 10mila euro alla praticante da parte di Francesco Messori e Bonfante e 10mila euro alla azienda fallita vittima della presunta truffa, la Tecno Tessile (già David Production prima della messa in liquidazione) oggi parte civile tramite il curatore. Ma come si è arrivati a questo punto?
L’affarone del terreno. La trama in due capitoli inizia con una proposta d'affare decisamente vantaggiosa. Secondo l'accusa, nella primavera 2006 gli avvocati Messori Roncaglia padre e figlio, con studio in piazzale Risorgimento a Modena, incontrano Davide, titolare e socio di una azienda di moda in vista a Carpi, la David Production. Lo stilista che disegna abbigliamento anche per star come Bono degli U2 e il suo socio Davide, cliente di Francesco Messori, sono sulla cresta dell'onda, vogliono ampliarsi. I Messori Roncaglia propongono un terreno in vendita a Finale: si compera per una cifra ragionevole, presto potrà essere riconvertito da agricolo a artigianale e diventare edificabile. Da 150mila euro di acquisto si può arrivate a 4 milioni di euro. Un colpo. Presentano a Davide il proprietario, tale Domenico Palmieri. Nel luglio 2006 i due firmano un contratto preliminare di compravendita. Davide non sa però che Palmieri non esiste; è un personaggio interpretato da Signifredi, vecchia volpe contabile (che oggi collabora con la giustizia e vive sotto protezione nell'ambito di indagini antimafia). Davide stacca assegni per 150mila euro. Il terreno è suo, i guadagni sono a portata di mano.
Passa il tempo, Davide ottiene solo rassicurazioni e dilazioni. In gennaio chiede con insistenza di chiudere l'affare. Francesco Messori gli porta un preliminare di compravendita, ma è diverso dal primo. Palmieri non c'è più. I proprietari adesso sono due fratelli. I soci della David Production cominciano a sospettare ma non vanno fino in fondo. Tanto è vero che trattano la cessione del terreno non ancora registrato con una azienda interessata. Vengono contattati i fratelli proprietari, ma dicono che il terreno è loro, non è mai stato venduto, non hanno dato mandati di vendita e non hanno mai firmato quell'atto.
I due soci della David Production tentano invano di riavere i 150mila euro indietro dal loro avvocato che si è già fatto saldare 37.500 euro di onorario. I due vanno alla guardia di finanza e denunciano la truffa. Emerge così che il primo contratto è stato sottoscritto da un impostore e il secondo riportava sì i dati reali dei reali proprietari, ma l'atto era falso come le firme. Il pm Claudia Natalini otterrà il rinvio a giudizio per i Messori Roncaglia e Signifredi accusati truffa aggravata in concorso.
Le firme della praticante. Ma la storia ha un secondo capitolo con conseguenze pesanti per la vittima, una 26enne praticante avvocato. La giovane fresca di laurea fa i primi passi nello studio dei Messori Roncaglia. Dopo due soli mesi l'avvocato Francesco telefona, le indica dove trovare delle carte e le chiede di firmarle subito. «Dopo ti spiego, è urgente», la incalza. Per lei è l'inizio di un incubo finito pochi mesi fa. La praticante, ignara di cosa sta firmando, diventa l'amministratrice delegata di una società immobiliare che deve curare il terreno comperato e altre future proprietà della David Production: siamo ancora nel boom edilizio, la crisi scoppierà l'anno dopo.
La ragazza sospetta qualcosa, afferma che non vuole far parte di nessuna società. Un giorno le fanno firmare i moduli per l'apertura di un conto intestato alla nuova società, i libretti degli assegni e una carta di credito “oro”. Finisce nel baratro. Secondo la Procura, con quei documenti Francesco Messori, Bonfrate e Porcella chiedono finanziamenti e altre quattro carte di credito. Creano altri personaggi inesistenti, girano firme false.
Francesco Messori poi fornisce i dati della carta di identità di un suo cliente per avallare altre tre carte di credito. Infine sempre secondo il pm lui e Bonfrate staccano assegni per 10mila euro con i quali pagano l'anticipo per due auto intestate alla società. Nell'autunno 2007 la praticante sporge denuncia. La Procura non la indaga; diventerà parte civile (l'assiste l'avvocato Barbara Bettelli). Si trova dall'altra parte delle vittime, ma una valanga di multe, ingiunzioni e solleciti la perseguiterà per quasi dieci anni fino a pochi mesi fa.
Indagini serrate. Da subito il Pm Claudia Natalini prende seriamente l'indagine, ordina perquisizioni e sequestri anche nello studio dei Messori Roncaglia. Nel 2008 si aggiunge una serie di pesanti minacce a una donna che conferma le accuse: Bonfrate, spiega il pm, le dice di stare attenta, la minaccia di portar via la figlia di tre anni. Ora è tutto cancellato. Il fatto non sussiste, scrive il giudice, perché il reato di minaccia è stato depenalizzato da gennaio...
La Procura impiega quindi due anni di indagini per queste due intricate vicende e quelle collaterali, poi nel maggio 2009 chiede il rinvio a giudizio degli imputati. L'udienza preliminare si tiene l'anno dopo e da allora sono passati sei anni per arrivare a una sentenza con la prescrizione per il reato più grave. Perché?
Un processo di sei anni. A Modena la prescrizione di solito arriva per gravi lungaggini processuali. E questo è un caso lampante. Dopo che un primo giudice aveva ascoltato tutti i testimoni dell'accusa, è stato trasferito a Reggio Emilia e il processo è finito in mano a un giudice onorario. Ma date le imputazioni, non poteva seguirlo e così è stato riassegnato a un secondo giudice. Ma anche questi era un giudice onorario e quindi doveva passare di nuovo la mano.
Altro tempo perso. Solo nell'aprile 2015 un giudice a tutti gli effetti, Andrea Scarpa, ha dovuto riprendere in mano il processo rifacendolo da capo, come previsto dalla legge. Il giufdice Scarpa ha accelerato al massimo i tempi. In un anno ha tenuto ben otto udienze ed è arrivato a sentenza. Troppo tardi per il reato maggiore. In appello il problema non sussisterà più: la prescrizione scatterà per tutti.
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