Modena: violenze sui minori, un patto per salvare i ragazzi
Dal bullismo in classe a quello via web, dalle situazioni famigliari al cybersex enti, scuola, sanità interverranno in modo coordinato. A Modena seguiti 90 casi
MODENA. Cyberbullismo? Molestie o attenzioni sessuali da parte di adulti, anche in famiglia? Aggressioni dei compagni di classe? Da settembre la scuola italiana volta pagina e, come stabilito dall’ultima legge di riforma, dovrà istituire uno sportello antiviolenze in ogni provincia per assistere e soprattutto intercettare le emergenze dei minori.
Per Modena la data d’avvio è prevista per il 1° settembre prossimo e la sede sarà l’istituto tecnico Fermo Corni, come ha precisato il Provveditore, Silvia Menabue.
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Assieme a questo verrà varato un programma di formazione per gli addetti ai lavori, dagli insegnanti alle assistenti sociali sino agli operatori sanitari e agli esponenti del terzo settore che si occupano dell’assistenza ai bambini e agli adolescenti. Un programma che è riassunto in un protocollo d’intesa siglato ieri nella sede della Provincia e che mette insieme scuola, enti locali, Ausl, Policlinico e volontariato sociale.
A ciascuno il suo, verrebbe da dire leggendo il lungo documento elaborato dopo una discussione e dibattiti nati a partire dal 2000, quando una circolare del Ministero dell’Interno sancì l’entrata in campo dello Stato nella tutela organizzata dei minori. A partire dall’ottobre di quell’anno le Prefetture cominciarono a essere investite di un nuovo campo d’intervento nella conferenza permanente della pubblica amministrazione; la tutela dei minori, la loro assistenza mirata e coordinata doveva diventare una priorità. Una tempestività innescata anche da una serie di scandali nazionali in cui Modena fu in prima fila, tra le tante famiglie a cui vennero sottratti i figli per “incapacità genitoriale” sino al cosiddetto “scandalo pedofilia nella Bassa” che si concluse dopo anni con una catena di assoluzioni totali.
Quello sottoscritto ieri è un protocollo che rinnova la prima edizione del 2003, aggiornato alla luce di innovazioni legislative e tecnologiche. Ad esempio tredici anni fa non era immaginabile l’universo parallelo in cui vivono immersi tanti giovanissimi nei social network, anche tra le mura di casa. Un ambiente virtuale, tecnologico, ma con muri molto alti per la credibilità e l’immagine sociale di ragazzi e ragazze, che quando vengono additati come zimbelli o con foto compromettenti ricorrono a gesti estremi.
Quante sono le situazioni a rischio, ovvero quelle già emerse e seguite dalle istituzioni? «In totale direi che siano una novantina, mettendo insieme i dati a disposizione dei nostri servizi» ha detto l’assessore Giuliana Urbelli che per il Comune ha sottoscritto il protocollo. «Per quanto riguarda l’ampiezza del fenomeno e dei giovanissimi potenzialmente a rischio ci atteniamo alle statistiche nazionali - ha puntualizzato Massimo Annicchiarico, direttore generale Ausl - Il tasso nazionale è di poco superiore a un caso ogni mille abitanti e abbiamo ragione di ritenere che anche a Modena le percentuali siamo le stesse».
Tra famiglie che si sbriciolano e immigrati che vivono sospesi tra varie nazioni e culture giuridiche, i minori si ritrovano da soli a fare i conti con il web che diventa una trappola, genitori quasi assenti, adulti con brutte intenzioni e coetanei pronti alle aggressioni in branco. E se la fascia più a rischio è quella che va da 13 a 17 anni, anche i più piccoli sono a rischio. «Le violenze in famiglia sono quelle più difficili da intercettare - hanno detto in coro i protagonisti del protocollo - Perciò non dobbiamo mai abbassare la guardia. L’obbiettivo è quello di arrivare in tempo prima che la situazione finisca per degenerare».
Un ruolo di sentinelle, quello delle istituzioni, che si scopre fallimentare quando i genitori si rivolgono direttamente alla magistratura o ai giornali. A quel punto le inefficienze del sistema, al di là di auspici, intese e protocolli mostrano tutti i loro limiti.
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