«A Modena seimila famiglie in crisi: ora servono più risorse»
L’allarme dell’assessore al welfare Giuliana Urbelli: «Se il Governo decidesse di non rifinanziare il fondo per l’affitto sarebbe davvero un problema»
MODENA. Gli eventi legati ad occupazioni e sgomberi che si sono succeduti nelle ultime settimane hanno nuovamente acceso l’allarme su una situazione nota da tempo: il problema casa, nello specifico, e l’ingigantirsi degli effetti della crisi, sempre più estesa a macchia d’olio.
Bastano i numeri per capire le proporzioni alle quali l’assessore al welfare del Comune di Modena, Giuliana Urbelli, fa riferimento: «Seguiamo seimila nuclei familiari, in totale si tratta di diecimila persone che solo negli ultimi tre anni sono cresciute del 25 per cento: oltre settemila rispetto ai 5800 del 2012. E la casa è sempre in cima alla lista delle priorità che queste persone chiedono: a Modena c’è una casa popolare ogni 70 abitazioni».
Come vi state muovendo sulle emergenze di questi giorni?
«La prima necessità è tenere rispetto ad un sistema di regole, sia per il sostegno al reddito che per il sostegno alla casa: da queste non si può prescindere. L’esito di ogni percorso e progetto proposto dai servizi sociali nell’interesse dei singoli e nel rispetto della collettività, è dettato esclusivamente da regole di equità che sono uguali per tutti i cittadini e non dipende dalla risonanza mediatica di eventuali manifestazioni».
Se le emergenze continueranno?
«In generale, con o senza emergenze come quelle delle ultime settimane, servono comunque nuove politiche che abbiano alla base una unica e vera necessità, il bene delle famiglie, ma questo succede anche adesso. Quello che manca è la capacità di poter impegnare nuove e più risorse. E se i numeri sono in crescita, come è evidente, servono nuovi finanziamenti».
State lavorando, come Comune, per poter agire sul bilancio per trovare nuove risorse?
«Le cifre sono quelle già esposte: settemila accessi nel 2015, con una tendenza in continua crescita. Ma c’è di più: il 40 per cento sono nuove prese in carico, 2400 sui seimila casi trattati a fronte di risorse che non restano nemmeno invariate, ma addirittura diminuiscono. Il primo punto è, intanto, nel nostro piccolo a livello locale, dare seguito all’emendamento di bilancio che è stato approvato nei mesi scorsi che porterebbe, a pieno regime, altri settantamila euro di contributi sull’affitto. L’ordine del giorno sulle povertà ci impegnava a reperire nuove risorse all’interno della manovra economica qualora le misure nazionali (Sia) e regionali (Res) fossero in ritardo o insufficienti rispetto alle esigenze della città».
C’è questo rischio?
«Penso al fondo per l’affitto che ogni anno la Regione destina alle famiglie con risorse importanti. Se il Governo decidesse di non rifinanziarlo sarebbe davvero un problema. L’ente locale non può da solo fare fronte a questi problemi. L’ente locale deve destinare una quota di maggiori risorse, sostenere un’azione politica chiara, che è quello che stiamo mettendo in campo, penso anche agli investimenti sul patrimonio abitativo attraverso la manutenzione costante negli alloggi. Tutto contribuisce ad un livello di welfare che deve avere comunque equità alla base di tutto».
Complicato?
«Diciamo che non è semplice quando, appunto, gli accessi aumentano a dismisura. Dovendo rispondere a seimila nuclei, mutuando un termine sanitario come quello dei tempi di attesa, è chiaro che questi quanto meno si allungano. Per questo, come servizi sociali, insistiamo sempre dal punto di vista delle regole. I sostegni nei confronti delle famiglie devono essere attivati anche con la collaborazione e la corresponsabilizzazione delle stesse».
@dvdberti
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