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Carpi, Litografica in crisi nera e da un mese è sciopero

di Serena Arbizzi
Carpi, Litografica in crisi nera e da un mese è sciopero

La storica azienda di via Tolomeo non paga gli stipendi da febbraio ai 21 operai Cgil: «La situazione non si sblocca». La disperazione dei lavoratori: «Così è dura andare avanti»

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CARPI.  Non ricevono lo stipendio da mesi e, nonostante questo, sono andati a lavorare fino ad aprile, per sostenere una realtà storica di Carpi, in cui molti di loro operano da anni, talvolta da decenni. Hanno indetto uno sciopero ad oltranza i dipendenti della Litografica di via Tolomeo, ditta storica del comparto grafico, presente sul mercato da una settantina d’anni.

I lavoratori, nel mese di gennaio hanno ricevuto soltanto metà busta paga e da febbraio in avanti non sono più stati pagati. Per questo, dal 2 maggio, hanno deciso di incrociare le braccia.

TERZO ANNO DI SOLIDARIETA'  «L’azienda esiste da 70 anni e conta 21 dipendenti - spiega Giulia Casamassima, sindacalista di Slc Cgil - siamo al terzo anno di contratto di solidarietà. Da gennaio l’azienda ha smesso di versare gli stipendi: l’ultimo pagamento è di metà busta paga relativa al primo mese dell’anno. Sono partiti, quindi, diversi momenti di confronto per cercare di risolvere il problema. Il motivo per cui l’azienda non effettua i pagamenti è legato alla crisi economica. Noi abbiamo chiesto che si procedesse tramite due alternative: o trovare un partner affidabile credibile per salvaguardare l’attività oppure che venisse rifinanziata l’azienda. I lavoratori sono in grave difficoltà economica, e le risposte della proprietà sono state contraddittorie, per questo dal 2 maggio si è messo in atto lo sciopero ad oltranza cui aderiscono tutti e 21 i lavoratori», conclude Casamassima.

"COME FACCIO CON DUE FIGLI PICCOLI?"  E, tra i dipendenti, ci sono storie ormai divenute di ordinaria difficoltà. Come quella di Stefano Depietri, dipendente da 17 anni di Litografica. «Io ho due bimbi piccoli, di 4 e 7 anni - racconta - per fortuna mia moglie lavora, ma diventa difficile ugualmente tirare avanti e mantenere la famiglia. La parte più brutta e amara di questa vicenda è che ci hanno fornito false speranze: così fino alla fine di aprile abbiamo continuato a lavorare a costo zero. Perché crediamo in quest’azienda e nei tanti anni che vi abbiamo trascorso cercando di dare il meglio per farla funzionare».

Altrettanto arrabbiato è Werther Federzoni, che chiede a gran voce che l’azienda faccia qualcosa per sbloccare il limbo in cui si ritrovarsi. Una fase di stallo che danneggia tutti e in particolar modo i dipendenti. «Se l’azienda avviasse una procedura tale da poter richiedere la mobilità per noi sarebbe un vantaggio - aggiunge Federzoni, che lavora alla Litografica da 38 anni in qualità di responsabile della fase prestampa - potremmo essere così più appetibili sul mercato del lavoro. Ora invece non possiamo contare su alcun beneficio, ma soltanto sull’incertezza della nostra prospettiva».

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