Pavullo in difesa del Parco Ducale
Le associazioni culturali e ambientaliste danno vita a un comitato. Confronti con i candidati sindaco
PAVULLO. Una delle poche cose su cui sono d’accordo tutti i candidati sindaco di Pavullo è che non si può più lasciare così il Parco Ducale, segnato dalla moria di abeti rossi e da altri indici di degrado. È sul come recuperarlo che ci sono idee diverse, ed è qui ora che si vuole fare chiarezza con una mobilitazione popolare. Le associazioni culturali e ambientaliste pavullesi (da Italia Nostra a Rotary Club, Lions Club, Pro Loco, Lipu, Cai, In...Oltre, La Fonda e Gev) nei giorni scorsi si sono ritrovate all’hotel Vandelli sottoscrivendo un documento che chiede impegni specifici, già protocollato in Comune, preludio alla nascita di un Comitato per il Parco Ducale. E tutti i candidati hanno già dato la disponibilità a confronti in merito la prossima settimana. Se i cittadini sono riusciti ad essere così precisi nelle richieste, lo si deve alla sorta di “operazione conoscenza” sul parco messa in atto dall’architetto Giuseppe Lipparini, referente locale di Italia Nostra, con l’organizzazione il 9 aprile dell’incontro con lo storico Gian Luca Simonini, il massimo esperto del parco che grazie a una mappa del 1858 ha ricostruito l’esatta fisionomia del gioiello realizzato dall’ingegnere tedesco Carlo Huller su indicazione del duca Francesco IV. L’esperto ha sottolineato che, su volontà del duca, era stato ricreato un suggestivo paesaggio alpestre a Pavullo con la presenza diffusa di conifere, cuore di tutto. Quelle conifere che ora Italia Nostra e gli altri rivogliono, finiti i tagli. È il primo punto del “rigoroso progetto di recupero” che chiedono sia steso “da uno staff composto almeno da un agronomo, un architetto e uno storico di giardini (lo stesso Simonini) supportati da consulenti”.
Si raccomanda infatti “la sostituzione delle conifere abbattute con altre di comprovata idoneità al microclima locale (abete bianco, abete della Normandia, pino nero, cedro, tuia gigante, sequoia) secondo le indicazioni degli specialisti, per preservare il carattere peculiare del parco”. Niente latifoglie, dunque. Poi si chiede il restauro delle aiuole attorno al palazzo di cui si hanno ancora i disegni originali dell’ingegner Antonio Vandelli. E il recupero anche del “pratone” sul retro, dove c’è il Pinone e dove si attende ancora il reimpianto della sequoia gigante abbattuta da un fulmine decenni fa. Poi il ripristino della grande “aiuola a margherita” sul Sassone, che era la gemma floreale del parco, e della ex fioraia-orto botanico per riavere “la passeggiata della duchessa”. Fondamentale anche “il ripristino della cornice sempreverde di ingresso al paese, e in particolare quella sul rettifilo della Giardini”. E ancora, il recupero di tutta l'area del “Paradiso dei pini”, con valorizzazione delle sequoie giganti presenti. “Si tratta di un progetto ambizioso, ma adeguato al rango ducale del parco” commentano le associazioni, consapevoli che si tratta “di un lavoro estremamente impegnativo e di lunga durata”. Ma, concludono, “è solo attraverso questo tipo di percorso che è possibile voltare pagina reagendo in modo positivo, e tempestivo, al drammatico declino attuale”.
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