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Modena. I mali della Sanità: le accuse dei pazienti

di Saverio Cioce
Modena. I mali della Sanità: le accuse dei pazienti

Diagnosi sbagliate, ticket pagati 2 volte, scarsa umanità. E c’è addirittura chi torna dal Pronto Soccorso con la gamba rotta

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MODENA. Ticket già versati e che vengono fatti pagare due volte, con richieste perentorie anche a distanza di dieci anni dalla visita. Prenotazioni bloccate con la classica formula “Spiacenti, l’agenda è chiusa” anche se la legge vieta di chiudere lo sportello in faccia ai pazienti. Attese infinite al pronto soccorso che in un caso hanno portato all’attesa di 11 ore filate in barella per un anziano di 93 anni.

Sfogliando il bilancio delle attività del Tribunale dei Diritti del Malato (TdM) di Modena pare sempre di trovarsi sulla stessa pagina. L’elenco di inefficienze, sbagli e disattenzioni del personale sanitario è lungo: non tutti sono della stessa gravità ma tutti meritano più di un esposto alla direzione sanitaria. Un esempio? Una donna, dopo una caduta va al pronto soccorso e, radiografie alla mano, si sente diagnosticare un trauma con contrattura muscolare. Dimessa va a casa, ma i dolori sono lancinanti. Il giorno successivo, si presenta a un altro pronto soccorso e le viene diagnosticato, sempre con le stesse lastre, una frattura scomposta.

Per quanto riguarda i 151 reclami scritti che i cittadini hanno inviato lo scorso anno al Tribunale, una struttura di volontari con sede al Policlinico e formata da volontari, tutti sono stati girati ai responsabili della sanità modenese, indicando nel dettaglio orario, data e reparto del problema.

«Uno dei guai maggiori e che si ripete con continuità degna di miglior causa - spiega con voce tonante Michele Surano, segretario - è quello che riguarda la mancanza di comunicazione interna da parte dei vari operatori sanitari. Spesso il cittadino-paziente riceve informazioni contraddittorie che lo portano a sbagliare appuntamento, ad avere indicazioni errate o risposte distratte e insofferenti da parte dei camici bianchi. Attenzione però, che non tutte le proteste sono fondate su dati di fatto inoppugnabili. Molto spesso la scortesia o la mancanza di conoscenza dei regolamenti scatenano l’esasperazione di chi va in ospedale, come malato, e spera di risolvere i suoi problemi. Il campo degli equivoci è frequentissimo. L’anno scorso sui 375 casi che ci sono stati segnalati, poco meno della metà sono diventati reclami formali, nero su bianco. Da noi la cultura del reclamo per il disservizio non si radica. Si preferisce il mugugno, magari la protesta verbale, ma poi manca l’unica misura pratica una lettera con firma».

Molti sperano che da parte del Tribunale scatti una sorta di confronto serrato con la direzione sanitaria o con i responsabili degli ambulatori. Errore, la segnalazione è solo l’inizio di una corrispondenza interna, fatta di mail e lettere, a volte raccomandate, in cui domande e risposte si accavallano. «Spesso - puntualizza Surano - sono risposte evanescenti, che non rispondono del disservizio segnalato».

Su un punto invece i modenesi sono molto sensibili e non esitano a chieder conto di quello che non funziona e sono le questioni legate al pagamento del ticket. È il caso della protesta per una diagnosi sbagliata, con dolori all’addome e febbre. Il giorno successivo alla prima visita il paziente ha cambiato ospedale ed è arrivata la soluzione. Risultato? Due ticket da pagare e la direzione è stata irremovibile: «Si pagano entrambi perché la prestazione c’è stata comunque». Stessa risposta alla contestazione per una visita effettuata da uno specializzando senza essere affiancato da un medico interno.

Il guaio è che molti ancora non sanno che, se si presentano direttamente al Pronto Soccorso senza passare dal medico di base che certifica la richiesta, il ticket si deve pagare lo stesso. Ma non è tutto: la mancanza di umanità diventa un fatto che, anche se non crea disservizi produce ansia e stress. È il caso di pazienti che in gruppo, in attesa di un’operazione alla cataratta, si sono sentiti chiedere a voce molto alta di eliminare la dentiera prima di entrare in sala operatoria. E dopo pochi minuti la richiesta è stata fatta a ogni paziente, con le stesse modalità.

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