Il candidato escluso fa il blitz da Paladini «Votate me lo stesso»
Montefiorino. Il leghista Corti sfida l’unico sindaco in pectore «Annullate le schede scrivendo il mio nome, poi contiamo»
MONTEFIORINO. In settimane e settimane di intenso dibattito a Montefiorino ci sono stati parecchi attacchi e contrattacchi tra Maurizio Paladini e Stefano Corti. Ma mai un faccia a faccia pubblico in cui scambiarsi le idee (solo quelle per fortuna) tra il vicesindaco candidato al quinto mandato e il consigliere leghista fiero oppositore. È andato in scena giovedì sera a Farneta, nell’incontro di frazione della lista “Civiltà Montanara” di Paladini. E son state scintille.
Dopo la presentazione del gruppo, Paladini ha tracciato il quadro in prospettiva, sottolineando che la priorità ora deve essere la difesa del territorio. Quindi Corti ha preso la parola tra il pubblico, dicendo che la sua lista «è stata esclusa ingiustamente: se si fosse presentata, avrebbe vinto».
Quindi ha incalzato subito Paladini sui manifesti nei locali pubblici e sul simbolo di Civiltà Montanara «che richiama il gonfalone del Comune, e la legge lo proibisce». «Puoi sempre fare ricorso», ha ironizzato Paladini, riferendosi alle bocciature al Tar e al Consiglio di Stato della lista Corti, aggiungendo: «Se me lo avessi chiesto, avrei controllato io la tua lista, così eri sicuro prima di presentarla». Poi affondo di Corti sull’Unione: «Adesso dici che non va, ma solo la Lega ha votato contro». E sugli investimenti: «Vi vantate di tanti soldi pubblici spesi, ma potevano servire anche da altre parti. Qui non fanno da traino al turismo».
«Un acuto di intelligenza micidiale – ha commentato Paladini – spendere i soldi qui non va bene, ma altrove sì». Poi la domanda diretta di Corti: «Se non raggiungi il quorum, cosa fai? Ti ricandidi un’altra volta? Questo è un referendum per te, è il Paladin Day». E qui ha sbottato l’attuale sindaco Antonella Gualmini: «Non accetto una domanda così: la lista è un gruppo, non un uomo solo. Dicendo che è un referendum su Paladini stai offendendo tutte le persone che si sono impegnate». «Sono cittadino libero, e come tale farò le mie scelte – ha risposto ugualmente Paladini – se devo stare a casa lo diranno i cittadini». «Comunque la gente deve sapere che, se arriva il commissario, si rivota a ottobre», ha precisato Corti. «Non è vero, sei approssimativo come al solito – ha ribattuto Paladini – pensa te se ti fosse affidata l’amministrazione di un Comune. La legge dice che si rivota alla prima scadenza elettorale, il referendum non lo è, è una consultazione. Si va al 2017». Poi il candidato di lista Aldo Giannasi ha fatto una proposta: «Se Corti è tanto sicuro del suo consenso, dica ai suoi elettori di andare a votare e di scrivere “Stefano Corti sindaco”. Le schede saranno annullate, ma riconoscibili. E il Pd potrebbe dire ai suoi di lasciare le schede bianche. Così ci misuriamo». «Fate la proposta su un volantino e sentiamo cosa dice la gente» ha commentato Corti. «Io come consigliere ancora in carica, e quindi pubblico ufficiale, non posso dire alla gente di non andare a votare, può farlo il gruppo. Io dico solo che non andrò a votare».
«Fai come vuoi – ha chiosato Paladini – non farò un decreto di precetto per mandarti a prendere».
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