Inchiesta cemento: Antonio Ligori, ingegnere regionale e mister 36 cantieri
Indagato il Direttore Lavori della scuola media di Finale Doveva vigilare sui “cubetti” ma ha tante opere da seguire
Si chiama Antonio Ligori, ha 51 anni ed è l’ingegnere incaricato dalla Regione per seguire la stragrande maggioranza dei cantieri pubblici del terremoto. Il “quadro” di Finanziaria Bologna Metropolitana, la società compartecipata da viale Aldo Moro a cui affida la direzione lavori di diverse opere, ha infatti un curriculum emblematico: negli ultimi quattro anni ha ottenuto la Direzione di 33 strutture, che vanno poi abbinate a tre progettazioni e coordinamenti vari. Cantieri che valgono circa 75 milioni di euro, che per la loro valenza pubblica e sociale dovrebbe avere il massimo dell’attenzione. Ma come può una sola persona occuparsi di così tante opere quasi in contemporanea? Al momento, infatti, ne segue 11: oltre alle medie di Finale ci sono la demolizione e la ricostruzione del “Tassoni” di Piumazzo; la nuova aula magna di San Felice, conosciuto come il “palanutria” e tuttora abbandonato nel suo scheletro per i problemi della ditta vincitrice della gara; i nuovi uffici della Pubblica Assistenza di Mirandola; la scuola di musica di Mirandola; la palestra del Galilei di Mirandola; la nuova aula magna del Comune di Mirandola; l’ampliamento e rimodulazione interna della scuola primaria Alighieri di Mirandola; il nuovo blocco spogliatoi della palestra del Galilei; il nuovo impianto sportivo del polo scolastico di via Giolitti a Mirandola; e l’impianto sportivo di San Felice.
Certo, Ligori, come tutti i suoi colleghi così importanti, ha dei collaboratori: a Finale poteva contare su Giacomo Fiori quale direttore operativo opere strutturali, Manuel Nardiello in veste di ispettore di cantiere e il direttore operativo impianti, Antonio Bruno (nessuno dei tre è indagato). Ma come impone la norma in cantiere, al momento del getto, il Direttore dei Lavori o un suo delegato provvede alla raccolta dei campioni, insieme al tecnologo di zona dell’azienda produttrice del calcestruzzo. Ogni provino deve essere etichettato e individuato con sigla numerica abbinata al verbale di prelievo che ne determina il riferimento inequivocabile al getto. Successivamente, il Direttore dei Lavori spedisce i “cubetti” composti al laboratorio di verifica che provvede alla “prova di schiacciamento” per testarne la resistenza e ne certifica il risultato. A Finale qualcosa non ha funzionato, come certificano anche gli investigatori quando scrivono “se la Direzione Lavori può essere inconsapevole della sostituzione dei provini, significa che c’è una falla nella vigilanza, che consente al controllato (impresa edile e/o fornitore di calcestruzzo) di essere anche controllore”.
Chi era davvero in cantiere con regolarità si è accorto dei “cubetti” veri, ma scarsi abbandonati mentre veniva costruito la tromba dell’ascensore, altri - ipotizzano gli investigatori - non hanno dato peso a quell’ammasso di campioni di calcestruzzo, che invece ha poi trovato la polizia.
Francesco Dondi
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