Gli islamici in corteo per pace e nuova moschea
«Quella di via Unione Sovietica ormai è troppo piccola per ospitare i fedeli» «Tra noi anche sciiti italiani che si sono convertiti». Una celebrazione secolare
«Vorremmo una moschea grande, in grado di ospitare i nostri eventi più grandi. Un luogo di culto più ampio di quello di via Unione Sovietica, anche se con la forte crisi economica diventa difficile sostenere le spese». Questa la richiesta avanzata a margine del corteo islamico che si è svolto ieri pomeriggio, con partenza davanti al Teatro comunale fino al luogo di culto di via Unione Sovietica, dove si raduna l’associazione “Imamia welfare organization”, che a Carpi raduna un migliaio di pakistani sciiti. La manifestazione, presidiata da diverse pattuglie tra Digos, polizia municipale e carabinieri, si è svolta per commemorare la tragedia che ha avuto luogo a Kerbala 1400 anni fa, quando imam Hussein Leslam, nipote di Maometto, fu barbaramente ucciso. «Questo perché Hussein aveva protestato contro un governatore messo al posto di Maometto. Questa celebrazione è per commemorare lo sterminio di gran parte della sua famiglia composta da almeno 72 persone. Uno sterminio che lo fa definire un martire – racconta Mustafa Bilal, 18 anni, studente del liceo Fanti – la celebrazione, quindi, è un’occasione per ribadire il fatto che siamo contro la violenza». Diversi carpigiani si sono fermati ai lati di corso Alberto Pio, dove è passato il corteo, per assistere, chi stupito, chi perplesso, al rituale del battersi il petto dei fedeli sciiti, seguiti dalle donne, separate dagli uomini e che, a loro volta, si mettevano ripetutamente la mano sul cuore. «Battersi il petto significa protestare contro la violenza e il massacro», afferma Bilal. Le profonde cicatrici sulla schiena di alcuni partecipanti lasciano intuire flagellazioni più pesanti. «Per questa occasione sono arrivati fedeli da più parti d’Italia e anche d’Europa, perfino dalla Spagna. Noi, nella nostra associazione, abbiamo anche sciiti italiani che si sono convertiti all’Islam», conferma Mustafa Bilal. La lunga serpentina di uomini che si battono il petto ha attraversato corso Alberto Pio ed è uscita dal centro, sempre circondata da diversi curiosi che si interrogavano sulle motivazioni della celebrazione, a pochi passi dal Duomo che ormai è stato spogliato dall’impalcatura resa necessaria dai lavori del dopo terremoto.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
