La Bassa si ferma a ricordare Ma chiede giustizia per le vittime
La mamma di Giordano Visconti: «Se non riparte il processo faccio lo sciopero della fame in tribunale» La moglie di Paolo Siclari: «Ero una privilegiata, ora chi lo spiega ai nostri figli che il papà non c’è più?»
«Sono disponibile a fare lo sciopero della fame davanti al Tribunale, purchè venga riaperto il processo: vogliamo giustizia per la morte di mio figlio Giordano e per chi ha pagato con la vita il prezzo delle scosse». Non si arrende Anna De Prisco, mamma di Giordano Visconti, morto sotto le macerie della Haemotronic di Medolla. E ha ribadito forte e chiaro la sua intenzione di andare a fondo perché venga scritto un finale diverso per la vicenda giudiziaria di suo figlio e delle altre vittime del sisma. Lo ha detto durante la commemorazione del quarto anno del sisma.
Davanti alla scuola media Montanari di Mirandola, sede del Coc nei mesi dopo il sisma, il ricordo delle vittime è stato accompagnato da una cerimonia solenne, durante la quale gli studenti di 3A, 3B e 3C, guidati dal prof Andrea Maini hanno suonato alcuni brani, insieme agli alunni di 1H e 3H che si sono cimentati, con la prof Graziella Bortoli, nella lettura di alcune commoventi poesie. Oltre ai parenti di Giordano Visconti, erano presenti anche la mamma di Biagio Santucci e Andrea Grilli, figlio di Enea.
La mattinata è stata anche occasione per tracciare un bilancio di quanto è stato fatto nel dopo sisma fino a oggi da parte del sindaco Maino Benatti e dell’assessore regionale Palma Costi. «Per quanto riguarda la ricostruzione delle abitazioni sono state accettate 1024 domande e assegnati contributi per 836 ordinanze per un valore di 282 milioni di euro - ha detto il sindaco - Solo in centro storico abbiamo firmato 210 ordinanze per 73 milioni e sono aperti 160 cantieri. Le Sfinge sono ormai vicine a 400 per 250 milioni. Sono 13 gli interventi conclusi sulle opere pubbliche, 5 in fase di realizzazione, 48 in fase di progettazione. Saremo impegnati ancora per 6-7 anni per la ricostruzione: 2-3 anni per case e imprese, il doppio per il ripristino degli edifici storici. Il poco personale della Soprintendenza è un problema, abbiamo decine di progetti fermi. Il secondo tema è il centro storico che per ritornare a vivere appieno ha bisogno di essere abitato, produttivo, visitato».
Ma il 29 maggio non è soltanto un momento per fare il bilancio di anno in anno, è invece soprattutto il momento in cui fermarsi e ricordare chi è morto a causa del terremoto, lasciando un attimo da parte eventuali responsabilità umane. Il Comitato “Emilia vite Scosse”, nato per ricordare le 29 vittime, ha organizzato un momento di incontro per “il ricordo dei nostri cari”. Il comitato, presieduto da Laura Ansaloni sorella di Leonardo una delle vittime ferraresi, ha ospitato anche Stefano Serra, fratello di Matteo, Anna De Prisco, mamma di Giordano Visconti, e Viviana Lo Furno, moglie di Paolo Siclari. A moderare il dibattito Patrizia Micai che ha ricordato che il comitato Emilia Vite Scosse è nato per unire tutti i comuni del cratere del terremoto ed al momento è l’unica entità che, spinta dal basso, unisce nel dolore sia la zona ferrarese che quella modenese.
«Sono state 29 le vittime del cratere - ha ricordato Laura Ansaloni - e sono tante anche perché forse era evitabile pagare un tributo di sangue così alto, se ci fosse stata la dovuta informazione ed usato il buon senso nel costruire i capannoni. Non vogliamo che le vittime vengano dimenticate e chiediamo soprattutto che le istituzioni facciano qualche cosa per garantire più sicurezza e prevenzione». Si è parlato anche di sicurezza sul posto di lavoro, dei risarcimenti danni e di vari procedimenti penali in corso. Commovente il momento in cui alcuni hanno raccontato cosa si prova a perdere tragicamente un congiunto.
«Ero una privilegiata - ha detto Viviana Lo Furno - perché avevo una bella famiglia e un marito che con il suo lavoro ci garantiva una vita tranquilla. All’improvviso mio marito Paolo non c’è più, morto sotto un cumulo di macerie. Sono sicuro che nell’attimo della tragedia il suo ultimo pensiero è stato per la famiglia, ma ora cosa racconto ai miei bambini che non hanno più il padre?». Stefano Serra ha detto che tutti i giorni ricorda il fratello Matteo e vuole dare voce a quanto è successo animato dal desiderio di avere giustizia per tutte le vittime.
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