Parliamoci. Un cubetto di fiducia
Se provato, il reato risulta tra i più odiosi: come si può arrivare a speculare sulla consistenza del cemento per la ricostruzione di una scuola, o di chissà cos’altro, nel dopo...
Se provato, il reato risulta tra i più odiosi: come si può arrivare a speculare sulla consistenza del cemento per la ricostruzione di una scuola, o di chissà cos’altro, nel dopo terremoto? Come è possibile siano coinvolte non imprese di dubbia provenienza ma addirittura colossi del calcestruzzo e delle costruzioni, i cui vertici stanno pure nelle rappresentanze confederali degli imprenditori locali, in un luogo che è il Nord più avanzato e non una terra di retroguardia di un Paese dalle mille zone grigie?
E’ una storia capace di mandare in briciole non un palazzo ma la residua fiducia: in una possibile convivenza all’insegna della legalità e del rispetto, in un mondo dove ciascuno fa la propria parte, con dedizione e cura particolari dopo un evento traumatizzante (anche se potenzialmente rigeneratore) come quello del 2012 nella Bassa. Oppure a ricostruirne un minimo, di quella fiducia: nella politica ad esempio. Che nell’Emilia del dopo sisma si è trovata a dover prima di tutto ricostruire una rete normativa di fatto inesistente in questa assurda Italia pur scossa sistematicamente dai terremoti.
E nel definire regole e sistemi di controllo si è trovata spesso a fronteggiare le critiche e l’ostilità di chi vedeva nelle maglie troppo strette delle verifiche per l’ok ai lavori e alle ditte che li avrebbero eseguiti solo un freno alla celerità del ritorno a una vita normale. Non sempre è solo un mostro burocratico ciò che contiene la fretta dell’emergenza e le sue logiche, non tutte ispirate al solo buon senso e all’efficienza, come stiamo vedendo.
Certo, ogni controllo può essere aggirato (e in questo caso gli inquirenti hanno dato buona prova di non fermarsi e non volersi fermare), ma senza quelli cosa avremmo potuto vedere ? E certo rimane, inquietante, il dubbio che di “cubetti” di incerta consistenza ce ne siano altri in circolazione: quindi, ora, chi ha a cuore la ricostruzione di quel patto reciproco tra cittadini deve dare il meglio di sè, come nei giorni delle macerie e se possibile più ancora. Senza guardare in faccia a nessuno ma solo guardandosi allo specchio: per accertarsi che non vi sia un’ombra di distrazione o di complicità ma solo di speranza e rinnovato impegno. Civile, degno di una terra come Modena.
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